Home POLITICA La riforma delle Province è un flop: dubbi sui consorzi tra comuni

La riforma delle Province è un flop: dubbi sui consorzi tra comuni

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“Questa è una legge che fa la storia”, aveva detto Crocetta. Ma questa, al momento, è solo una storiella. La riforma delle Province, finora, infatti, è solo un flop. O, nel migliore dei casi, un enorme punto interrogativo che grava sugli enti vecchi e nuovi. Cosa faranno? Di cosa si occuperanno? Come rimarranno “in piedi”?

Di certo c’è che l’ente ha cambiato nome. Che sono sorte tre città metropolitane (quasi la metà del resto d’Italia). E che i cittadini non potranno scegliere i propri rappresentanti. Per il resto, c’è poco altro. I Comuni facente parte dei “Liberi consorzi”, infatti, hanno “liberamente” scelto di restare dove sono. Sono rarissimi i casi di referendum (questo lo strumento introdotto nella norma grazie a un emendamento del Movimento cinque stelle) con il quale un paese o una città abbia deciso di spostarsi dalla vecchia provincia a un nuovo Consorzio.

Gli unici “traslochi” al momento probabili (ma non ancora formalizzati) sono quelli di Acireale che uscirà fuori dalla Città metropolitana di Catania e del Comune di Termini Imerese, che lascerà la metropoli palermitana per partecipare a un consorzio che farà capo, probabilmente, a Cefalù. Trasferimenti possibili solo perché la fuoriuscita dalla città metropolitana non deve passare attraverso un referendum confermativo.

Adesso, però, il tempo stringe. I Comuni dovranno dare vita al referendum per uscire a un Consorzio o aderirvi entro il 24 settembre. Una decina di giorni, insomma. Prima che la “riforma epocale” sia fortemente ridimensionata dalla volontà dei Comuni di lasciare, in fondo, almeno dal punto di vista geografico, tutto com’è. Senza contare il fatto che le esperienze di referendum si sono risolte in un fiasco. È il caso di Gela, ad esempio, con il quale veniva chiesto ai cittadini se volessero o meno lasciare la provincia di Caltanissetta per aderire a quella di Catania. Il referendum non ha superato il quorum, fermandosi al 36,14%. Un numero di elettori, secondo il comitato promotore, più che sufficiente, visto che si trattava di un referendum confermativo. Una ricostruzione smentita dall’assessore regionale agli Enti locali, Patrizia Valenti: “Era necessario raggiungere il quorum, come previsto dallo Statuto del Comune. E tra l’altro, tra gli aventi diritto andavano computati anche i cittadini all’estero. Insomma, quel referendum non è valido”. Nessun trasloco, quindi, per Gela. I sei mesi “transitori” che avrebbero dovuto ridisegnare la geografia dell’Isola si sono rivelati quasi inutili. E adesso, come detto, il tempo sta per scadere.

Una situazione di caos totale che ha spinto qualche deputato a chiedere un altro po’ di tempo: “Mentre diversi comuni in Sicilia si attrezzano per organizzare referendum confermativi, di dubbia legittimità giuridica, – ha detto il vicepresidente dell’Ars Antonio Venturino – assistiamo alla confusione più totale nei territori che si identificano con le vecchie province regionali, a causa della incompletezza della legge che regola i liberi consorzi. A questo punto, con una riforma del tutto indefinita, è necessario un intervento organico e di conseguenza una proroga di sei mesi per avere chiarezza definitiva da parte del Governo sul testo che riguarda la riforma delle province in Sicilia”.

Entro il 24 settembre, però, salvo proroghe, si conosceranno i nuovi (si fa per dire) confini dei nuovi (si fa per dire anche qui) enti intermedi. E dopo? Dopo bisognerà compiere la vera… riforma delle Province. Bisognerà, insomma, operare il trasferimento delle funzioni dei vecchi enti ai Liberi consorzi e alle città metropolitane. Un’operazione che dovrà passare, ovviamente, attraverso un nuovo disegno di legge, al quale il governo, stando alle rassicurazioni dell’assessore Valenti, “sta già lavorando da tempo”. Ma nonostante gli sforzi dell’esecutivo, ecco all’orizzonte una nuova, necessaria proroga. L’”epocale” legge approvata nel marzo scorso, fissava il termine per il mantenimento dei commissari. Quel termine scade il 31 ottobre. Ed è quantomeno inverosimile immaginare che entro quella data il parlamento possa esitare il nuovo disegno di legge sulle funzioni. E allora? Ecco in vista la nuova proroga dei commissari. Per un periodo che verà deciso dal governo e Sala d’Ercole. E che prolungherà ulteriormente un commissariamento che va avanti già da un anno e mezzo.

Del resto, il trasferimento delle competenze ai Liberi consorzi è un nuovo rebus. Come ammette lo stesso assessore Valenti: “Ovviamente – spiega – per il trasferimento delle funzioni dovremo dialogare col governo centrale. Per lo Stato, infatti, esistono, come enti intermedi, ancora le Province, che sono i soggetti ai quali viene riconosciuto il diritto di incassare alcuni tributi”. Per farla breve, per lo Stato e per la nostra Costituzione, il “Libero consorzio” non esiste. Così, le norme che prevedono la possibilità per le Province di applicare e incassare tributi non si traducono in un automatico passaggio delle stesse funzioni ai Consorzi. “Servirà una norma ad hoc”, precisa l’assessore Valenti. Intanto, la riforma che ha cambiato la storia rischia di trasformarsi, semplicemente, in una “storia infinita”.

 

fonte: Livesicilia.it

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