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Alcamo, aguzzino condannato in appello a risarcire la sua vittima in sede civile

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Vittima di un’estorsione con la beffa della sentenza di primo grado del tribunale civile a dover risarcire le spese legale al suo aguzzino. Oggi in appello la I sezione civile di Palermo ha ribaltato quella che è stata percepita come un’evidente ingiustizia: spese legali tutte a carico dell’estortore e risarcimento danni più cospicuo pari a 5 mila euro.

La vicenda è quella che vede come vittima l’alcamese Federico Cutino (nella foto), 53 anni, un tempo imprenditore nel ramo alimentare, oggi autista di mezzi pesanti per conto dell’Energetikambiente, la società che gestisce ad Alcamo il servizio di raccolta dei rifiuti. In appello il giudice della I sezione ha quindi riformato il pronunciamento che nel 2013 venne fatto dall’allora sezione distaccata della pretura di Alcamo.

Cutino, attraverso la sua legale Caterina Iracane, presentò appello a quella sentenza di 5 anni fa che ritenne ingiusta. Dopo aver fatto condannare in sede penale i suoi due estortori, in sede civile a conclusione del processo di primo grado il giudice sostenne nella sentenza che “la domanda merita accoglimento” con un risarcimento danni irrisorio pari a mille euro. Paradossalmente, nel contempo, Cutino venne condannato a pagare al suo estortore 2.100 euro.

Il 53enne fece arrestare nel 2008 l’avvocato e allora consigliere comunale di Alcamo Caterina Vitello insieme con il fornaio Giuseppe Lombardo, accusati di avere preteso una somma di denaro per non esercitare il diritto di rilancio nell’ambito di una vendita immobiliare all’asta. Tra gli aspiranti acquirenti della vendita all’asta, secondo gli investigatori, c’era sia l’avvocato che rappresentava il fornaio, sia l’imprenditore alcamese che, per ragioni sentimentali aspirava a rientrare in possesso di un bene già appartenuto alla sua famiglia.

Dopo esserselo aggiudicato in maniera provvisoria, l’imprenditore sarebbe stato avvicinato dal consigliere comunale e dal fornaio i quali, sotto la minaccia di rilanciare sul prezzo entro il termine di 10 giorni previsto dalla legge, gli avrebbero chiesto la somma di 2 mila euro. Pochi giorni dopo l’asta, in seguito ad intercettazioni, gli investigatori sono riusciti a bloccare i due mentre stavano ricevendo la somma di 1.700 euro, a fronte dei 2 mila euro inizialmente richiesti.

In sede civile Cutino ha trascinato Lombardo e oggi in appello viene in buona parte ribaltata la sentenza di primo grado: all’ex imprenditore è stato riconosciuto un risarcimento di 5 mila euro oltre agli interessi legali, nonché le spese del primo e del secondo grado di giudizio pari a 3 mila e 500 euro oltre al rimborso di altre spese generali.

 

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