Home CRONACA Terrasini, al santuario dimenticato di San Cataldo si inneggia alla mafia

    Terrasini, al santuario dimenticato di San Cataldo si inneggia alla mafia

    667
    0
    CONDIVIDI

    “La mafia non perde mai”: è la scritta, tre le tante altre, che campeggia in  uno dei muri interni al santuario di San Cataldo, tra Terrasini e Trappeto. Il segno dell’ennesimo sfregio ad un sito che oltre a rappresentare un luogo sacro è anche il simbolo di uno sperpero di denaro. Era il 30 giugno del 2015 quando si inaugurava la ristrutturazione di questa chiesa, recuperata da anni di degrado e incuria spendendo soldi pubblici pari a 400 mila euro attraverso il Gal Golfo di Castellammare.

    A distanza di poco più di 3 anni quel luogo è stato nuovamente abbandonato: finiti i festeggiamenti e spenti i riflettori dei mass media tutto è tornato come prima, con l’aggravante di aver speso inutilmente tanti soldi. Dietro quella scritta inneggiante la mafia cosa possa esserci  è difficile da dire: solo una bravata o il messaggio mirato di qualcuno in un luogo in cui le istituzioni avrebbero dovuto mettere il loro accento?

    Sta di fatto che quella frase sulla mafia che “non perde mai” lascia una doppia amarezza. Da una parte lo spreco di denaro pubblico e l’abbandono di un luogo di pubblica utilità, dall’altro la sensazione che l’humus culturale medio resta sempre quello che ha antichi retaggi culturali che portano a vedere Cosa nostra ancora come un “mito”, qualcosa che non muore mai.

    Ad accorgersi di questo scempio l’associazione “San Cataldo Baia Della Legalità” che da tempo monitora l’intera area costiera che è aggredita non solo da questi raid vandalici ma anche da continui atti criminali di sversamenti di reflui inquinanti sul mare. “Ecco cosa è apparso oggi ai nostri occhi, – affermano – un Santuario devastato con diverse scritte, tra queste un chiaro inneggio alla mafia. Questo oggi è quello che rimane di un restauro costato quasi 400 mila euro e lasciato subito dopo all’abbandono”.

    Quando fu tagliato il nastro, alla presenza dei vertici del Gal, delle amministrazione comunali del comprensorio ed anche del clero, fu annunciato che il santuario restaurato sarebbe stato utilizzato per ritiri spirituali frequenti e per la benedizione degli animali, riprendendo una vecchia tradizione nel territorio risalente agli anni ’60.