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Partinico, truffa assicurazioni: per 8 non si procede, intero processo a rischio prescrizione

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Rischia di dissolversi nel nulla il processo alla truffa alle assicurazioni che aveva visto Partinico al centro di questa presunta grande organizzazione. Ieri la quarta sezione del tribunale di Palermo, secondo quanto riporta il Giornale di Sicilia, ha fatto uscire di scena 8 imputati: Tommaso Celano, Piero Latona, Girolamo Lo Medico, Filippo Rappa, Rosalia Rappa, Maria Tofalenau, Francesca Vaccaro e Paola Vaccaro.

Sulla base della pronuncia del giudice nei loro confronti non si può procedere, rispondevano di reati minori che quindi asono andati già in prescrizione. Ci sono poi altri imputati in questo processo, molti dei quali partinicesi, che invece devono rispondere di associazione a delinquere. Un reato che ha un tempo più lungo per la prescrizione ma anche questo oramai sull’orlo di cadere: infatti i tempi si estingueranno tra fine anno e metà del 2020.

C’è un’altissima probabilità che arriverà anche per tutti gli altri la prescrizione dal momento che in elenco c’è una lunghissima serie di testimoni. La prossima udienza si terrà a settembre. Questio processo è nato dall’operazione “Phantom crash” del 2013 in cui venne fuori una presunta maxi truffa sui falsi incidenti, organizzazione che secondo l’accusa operava prevalentemente a Partinico e nel comprensorio tra Balestrate, Trappeto, Borgetto e Giardinello.

La maggior parte di loro sono partinicesi, tra avvocati e periti. Non mancano nomi eccellenti come quello di Ennio Cipolla, 48 anni, ex vicesindaco di Partinico. Un giro d’affari che all’epoca in cui fu messo in piedi avrebbe fruttato addirittura oltre mezzo milione di euro di risarcimenti. A capo di questa presunta organizzazione ci sarebbe stato Vincenzo Nobile, pregiudicato di Partinico, proprietario del fondo messo a disposizione dell’organizzazione in cui venivano simulati gli incidenti, il quale si avvaleva della complicità dei familiari e di altre persone di fiducia per predisporre le simulazioni dei sinistri.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti spesso venivano noleggiate auto per simulare incidenti stradali e ottenere così risarcimenti assicurativi. I mezzi coinvolti, in molte occasioni, risultavano gli stessi anche se le targhe venivano sostituite a seguito di denunce di deterioramento o di smarrimento, e si procedeva, dunque, alla reimmatricolazione dei veicoli.

In altri casi, le targhe dei mezzi coinvolti nei falsi incidenti venivano pure alterate, in modo da indurre le compagnie assicuratrici in errore circa lo stato della pratica risarcitoria. Nell’appezzamento di terreno di  proprietà di Nobile dov’era stata approntata la “pista di collisione” di circa 50 metri di lunghezza per 5 di larghezza, c’era anche deposito di parti di carrozzerie già danneggiate, di auto di diverso tipo quali portiere, cofani, paraurti ed altro materiale, da adoperare volta per volta nella costruzione dei finti sinistri.

 

 

 

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