Home CRONACA Alcamo, indagine sull’ex capo del Genio civile. Cassazione: “Nulle le intercettazioni”

Alcamo, indagine sull’ex capo del Genio civile. Cassazione: “Nulle le intercettazioni”

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Sono nulle le intercettazioni, e quindi anche il loro contenuto, riguardanti l’indagine per presunta corruzione e abuso d’ufficio dell’alcamese Giuseppe Pirrello (nella foto a sinistra), ex capo del Genio civile di Trapani.

Così ha deciso la sesta sezione della Corte di Cassazione che ha depositato la motivazione della sentenza dello scorso  28 marzo con la quale era stata annullata l’ordinanza del tribunale del Riesame di Palermo, e la stessa custodia cautelare emessa dal Gip di Trapani, che aveva applicato la misura degli arresti domiciliari nei confronti dell’ingegnere di 59 anni.

Una decisione clamorosa che a questo punto rimette in discussione l’intera impalcatura di questo troncone dell’indagine che fu portata avanti dalla guardia di finanza e che riguardava nel caso specifico analizzato dalla suprema corte un presunto tentativo di fare pressioni indirettamente sul sindaco di Alcamo, Domenico Surdi, per costringerlo a rinnovare le concessioni dei pozzi privati.

Concessioni che a sua volta non vennero rinnovate per possibili reati legati alla distribuzione dell’acqua. Secondo quanto scrive la presidente della sesta sezione Anna Petruzzellis l’ordinanza custodiale avrebbe violato precisi diritti protetti dalla Costituzione italiana. Queste intercettazioni quindi non potranno essere utilizzate nei confronti degli indagati.

La Corte, sulla base del ricorso che fu presentato dal legale di Pirrello, Saro Lauria (nella foto a destra), ha puntato sul fatto che l’ex capo del genio civile al momento delle disposte intercettazioni ambientali non era indagato per il reato di minaccia a corpo politico ed amministrativo, procedimento quest’ultimo nell’ambito del quale erano state disposte le intercettazioni ambientali dalle quali erano poi emersi i sospetti per la corruzione.

In pratica un’indagine che inizialmente era nata per incastrare di fronte alle loro responsabilità i sei titolari delle autobotti private, tutti indagati in questo stesso procedimento, che per l’appunto avrebbero tentato di tramare per costringere il sindaco, attraverso pressioni mediatiche, a rinnovare le concessioni per l’attingimento dai pozzi privati.

Per gli autobottisti un vero e proprio business che è venuto a saltare con la successiva regolarizzazione del prelievo dell’acqua e che dalla sospensione ad oggi viene fatta al Bottino, vale a dire il serbatoio comunale. Vicenda che a questo punto potrebbe aver strascichi di altra natura: “La sentenza della Cassazione – commenta Lauria – attesta l’illegittimità dell’ordinanza custodiale che ha arrecato danni irrimediabili al mio assistito. Auspico l’archiviazione da parte del pm e mi riservo ogni iniziativa riparatoria del grave danno subito”.

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