Home POLITICA Partinico, gestione commissariale del Comune. Rifondazione e Cambiamo Partinico: “Poca trasparenza”

Partinico, gestione commissariale del Comune. Rifondazione e Cambiamo Partinico: “Poca trasparenza”

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Continua ad alimentarsi il dibattito attorno allo scontro in atto tra il commissario straordinario Rosario Arena e il consiglio comunale.

Dopo la lettera aperta del consigliere Piero Rao, che ha parlato dei rapporti tesi con il commissario Rosario Arena definito “dispotico”, arriva questa mattina il comunicato di Rifondazione comunista e del movimento “Cambiamo Partinico”, rappresentati in consiglio da Emiliano Puleo, i quali confermano la stessa visione.

Recentemente, dopo una serie di screzi, il commissario ha chiesto alla Regione l’invio di un ispettore per verificare alcune presunte inadempienze dell’assise; di contro il consiglio sempre alla Regione ha inviato un esposto in cui si chiede la rimozione di Arena “per incompatibilità ambientale e continua minaccia ed intimidazione al corpo politico”.

Rifondazione e Cambiamo Partinico, pur non gettando “il bambino con l’acqua sporca”, evidenziano queste effettive difficoltà comunicative e questo scontro istituzionale.

LEGGI LA LETTERA INTEGRALE

Siamo sempre stati perfettamente consapevoli che Partinico sia una città difficile da governare, ridotta allo stremo da decenni di mala-politica, piena zeppa di atavici problemi. Dimostrazione ne è l’ennesima gestione commissariale a seguito delle dimissioni dell’ex sindaco De Luca, naufragato dopo soli 10 mesi di amministrazione.

Che sulle ceneri di un Comune ereditate dai governi Lo Biundo e De Luca non fosse affatto facile costruire qualcosa era dunque quasi scontato. E, pertanto, abbiamo voluto lasciare al Commissario Arena qualche mese di tempo, prima di esprimere un giudizio politico sulla sua azione amministrativa.

E, con onestà intellettuale, riconosciamo che su qualche punto – come l’impulso ad una maggiore incidenza sul territorio del corpo di Polizia Municipale – sia stato in grado di raccogliere risultati insperati, seppur assolutamente normali in un Comune degnamente amministrato.

Ma non possono essere accettate le derive dispotiche e autoritarie del Commissario che mettono in discussione l’assetto democratico dell’istituzione comunale, diffondendo un clima intimidatorio, tipico di un podestà, nei confronti della massima espressione popolare democraticamente eletta qual è il Consiglio Comunale.

Abbiamo appreso con sdegno, infatti, che si arriva finanche a negare l’accesso agli atti ai Consiglieri comunali che chiedono di conoscere le motivazioni per le quali il dott. Arena abbia richiesto all’Assessorato Regionale Enti Locali l’invio di un Commissario ad acta, denunciando presunte inadempienze del Consiglio Comunale.

Chi, sin dal suo insediamento, ha parlato di rispetto delle regole, dovrebbe essere il primo a rispettarle. Ed, invece, pare che il Commissario abbia scambiato i concetti di autorevole e autoritario, perché la trasparenza e il confronto non sono evidentemente prerogative di questa gestione commissariale.

Troviamo grave anche il comportamento assunto dal Presidente del Consiglio Comunale, massimo rappresentante di un organo sotto attacco, che si sta rivelando non solo inadeguata al ruolo, ma consapevolmente ridotta a mera esecutrice delle volontà del Commissario anziché essere espressione e garante dell’assise civica.

Sposiamo in pieno, quindi, l’iniziativa intrapresa dal consigliere comunale Emiliano Puleo che, insieme alla stragrande maggioranza dei suoi colleghi, ha firmato e presentato un documento che di fatto sfiducia la Presidente Italiano, chiedendone a gran voce le dimissioni.Noi continuiamo a credere che sia possibile un’alternativa sia alla disastrosa gestione della cosa pubblica esercitata dalle forze politiche e dai loro rappresentanti al governo di questo paese negli ultimi decenni che hanno prodotto solo macerie, sia a queste forme dispotiche di governo che non solo non producono risultati concreti ma incentivano l’apatia, la disillusione e il distacco dalle istituzioni dell’intera comunità, già abbondantemente disgregata e indifferente.

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