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Uccisa a Partinico 14 anni fa “Roberta mia, non era il tuo tempo”

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L’omicidio della ragazza a Partinico e la lettera della sorella: “Un dolore perenne”.

Il tempo passa, ma il dolore non si placa. Diventa più forte ogni 18 ottobre, nel giorno del ricordo. Le lacrime accompagnano una nuova lettera, scritta come ogni anno da Rosalinda, la sorella di Roberta Riina, uccisa a soli 22 anni Partinico nell’appartamento di via Marsala. Da allora sono trascorsi quattordici anni. In carcere, per l’omicidio della ragazza e l’aggressione ad un’altra donna, c’è Emilio Zanini, un 42enne ai tempi conosciuto in paese per vari furti messi a segno nelle abitazioni. Era soprannominato “Diabolik”, sta scontando una condanna a ventidue anni.

Pochi giorni fa, a ricordare il delitto, è stato anche il giornalista Carmelo Abbate, con un post su Facebook, che ha descritto nel dettaglio cosa accadde quel 18 ottobre. “La sua narrazione è come se mi avesse sbattuto in faccia la tragedia – scrive Rosalinda – e quest’anno mi è presa un po’ di malinconia in più. Quello che è successo, per quanto indimenticabile, mai sopibile, ha assunto la dimensione di un pugno nello stomaco. Per quanto questi anni senza te – aggiunge rivolgendosi alla sorella – mi abbiano ‘abituata’ a certi pugni nello stomaco: quotidiani, giornalieri, che non danno pace, tregua. A volte con la mente ho compiuto strane, assurde circonlocuzioni che mi hanno condotto in paesaggi senza speranza, bui di terrore, grigi di struggimento, eppure sono arrivata inconsciamente anche a pensare (sperare) che tu fossi partita, che saresti tornata un giorno o l’altro”.

“Poi il principio di realtà ha sempre preso il sopravvento e ogni cosa è ripiombata nel dolore più lancinante e assurdo. Già, Robertina mia, assurdo. Tutto è assurdo, tutto è inspiegabile. Così la spiegazione lucida di Carmelo Abbate mi ha involontariamente sminuzzato in piccoli bocconi amari il senso del nostro dramma famigliare: tu non ci sei col corpo, fisicamente e ciò mi addolora in una maniera che nessuno potrà mai comprendere. Certo – prosegue Rosalinda Riina – gli amici ci sono vicini sinceramente, poi qualche pacca sulla spalla di circostanza dagli sconosciuti, ma quando il cuore mi si stringe in una morsa d’acciaio sento di essere da sola col mio dolore. Allora mi affido con tutte le mie forze allo spirito, quello spirito a cui chiedo forza e conforto. Mi affido al mio spirito, ma faccio appello anche al tuo, affinché mi dia la lucidità di poter accudire la mia famiglia; una famiglia che ti sarebbe piaciuta, che avresti amato con la tua infinita capacità d’amare. Anche quest’anno Robertina mia, la data del tuo triste “compleanno”, di quel giorno brumoso e angoscioso che ha separato quel che non doveva essere separato. Non era il tuo tempo Roberta, solo un cuore più duro di un sasso poteva anticipare il tuo tempo. Mi aggrappo allora all’infinità del tempo, quell’”altro” tempo in cui ci rincontreremo ancora”.

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