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Partinico, dieci coltellate per uccidere Ana: la donna era al terzo mese di gravidanza

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Ana Di Piazza è morta a causa di 10 coltellate che le sono state inferte lungo il busto e sul collo. In grembo aveva un bambino di tre mesi. Queste le prime evidenze emerse dall’esame autoptico che si è concluso ieri a tarda sera sul corpo della povera ragazza martoriata e uccisa venerdì scorso per mano del suo amante, Antonino Borgia, 51 anni di Partinico.

Tra 40 giorni sarà depositata la perizia medico-legale completa. Nelle motivazioni che ieri hanno portato il Gip di Palermo a lasciare in carcere Borgia c’è proprio l’efferatezza del gesto. In pratica Ana ha sofferto le pene dell’inferno, come oltretutto confermato dal suo stesso assassino che ha raccontato ai carabinieri che la donna era “molto sofferente”. Borgia ha avuto due diverse colluttazioni con la sua vittima: la prima davanti al cancello di un’abitazione in contrada Foce a Balestrate, dove già aveva accoltellato una prima volta Ana; la seconda qualche chilometro più avanti sulla statale 113 a Partinico dove la 30enne è stata finita con altre coltellate e con delle bastonate in testa.

Nell’ordinanza del’applicazione della misura cautelare in carcere il Gip Cristina Lo Bue evidenzia “la particolare efferatezza della condotta del Borgia, realizzata con inaudita violenza ed evidente crudeltà attraverso una pluralità di azioni, sempre più cruente, nell’arco di poche ore, determinando la prolungata agonia della donna”. Tutto si sarebbe consumato nell’arco di pochi minuti.

I due amanti pare che stessero consumando un rapporto sessuale all’interno del furgone della ditta di Borgia poco distante dall’azienda intestata alla moglie del 51enne, lungo la statale 113 tra Partinico e Balestrate. Nelle vicinanze si trovava un villino il cui proprietario dalle telecamere di videosorveglianza avrebbe visto Borgia uscire dal furgone in mutande e rincorrere Ana Di Piazza, grondante di sangue.

La donna risale sul furgone e i due si allontanano e vengono nuovamente visti poco distanti dal luogo in cui è stato ritrovato il corpo. Scatta un nuovo litigio, questa volta due donne vedono il furgone fermo a bordo strada e poi Borgia e la Di Piazza consumare l’ennesima violenta colluttazione. Scatta una nuova segnalazione ai carabinieri che questa volta hanno anche delle precise indicazioni sul mezzo sulla cui carrozzeria è visibile l’intestazione dell’impresa.

A questo punto i carabinieri rintracciano poco dopo Antonino Borgia e lo portano in caserma. Messo con le spalle al muro l’imprenditore crolla e confessa tutto, anche il movente. In pratica ha raccontato ai carabinieri che l’amante l’avrebbe messo alle strette e che lo aveva minacciato di consegnarli soldi altrimenti avrebbe raccontato tutto alla moglie di lui.

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