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Terrasini, licenziamento illegittimo al Comune: il tribunale ordina la reintegrazione

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Licenziamento annullato e condanna del Comune di Terrasini a pagare le mensilità sino alla riassunzione. Il tribunale civile di Palermo intima la reintegrazione di una lavoratrice del municipio addetta alle pulizie. Secondo il giudice ci sarebbe stato un errato calcolo dei giorni di malattia, cosa che aveva spinto l’ufficio procedimenti disciplinari ad operare l’allontanamento dell’impiegata per un presunto sforamento oltre il limite consentito delle assenze.

Provvedimento contro il quale è avvenuta l’impugnazione da parte della stessa dipendente, attraverso il suo avvocato Gioacchino Sanfilippo, la quale ha esposto la sua tesi sostenendo che non ci sarebbe stato alcun superamento del “periodo di comporto”, vale a dire uno sforamento dei giorni di malattia consentiti nell’arco di un determinato periodo. Nell’emettere l’ordinanza, il giudice della sezione lavoro Paola Marino ha accolto il ricorso definendo illegittimo il licenziamento.

Viene quindi intimata la reintegrazione dell’impiegata mentre il Comune viene condannato a pagare le spese di giudizio e al pagamento di un’indennità risarcitoria delle mensilità dalla data dell’illegittimo licenziamento fino alla reintegra. Nel frattempo il Comune di Terrasini ha impugnato l’ordinanza del tribunale: è scattata una fase di riesame della questione davanti allo stesso giudice, come prevede il rito:

“L’impugnazione appare generica e destituita di fondamento giuridico – afferma l’avvocato Sanfilippo -, come ho già evidenziato in memoria di costituzione, comunque tutto è al vaglio del giudice del lavoro di Palermo”. Il tribunale ha accolto la tesi difensiva della donna che ha parlato di un “errato calcolo” operato dagli uffici del Comune di Terrasini, i quali non avrebbero considerato i periodi di aspettativa previsti dalla legge 104 fruiti dalla stessa dipendente, convivente unica e sola della madre disabile grave e titolare di accompagnamento.

“Per quanto attiene i periodi di malattia della dipendente – aggiunge il legale dell’impiegata – sono stati tutti giustificati da certificati medici ritualmente prodotti, fatto peraltro pacifico in quanto nel processo non sono state sollevate eccezioni. I problemi di salute invocati dalla mia cliente per dare assistenza  alla madre erano del tutto reali. Difatti, le condizioni di salute della madre si sono aggravate a tal punto che, nel mese di settembre scorso,  è deceduta”

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