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Partinico, riapre un asilo nido: al via bando per mensa e assunzione operatori

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A febbraio rinascerà l’asilo nido a Partinico. Dopo la chiusura un anno e mezzo fa, a causa del dissesto finanziario dichiarato dal Comune, è stato finanziato il progetto partito dai tempi dell’amministrazione guidata dal sindaco Maurizio De Luca. Dal governo regionale sono stati intercettati, dopo aver partecipato ad un bando, 150 mila euro per ripristinare la mensa e per assumere il personale esterno necessario rimasto senza lavoro dopo la chiusura dei due asili nido comunali.

Ovviamente non potranno essere riassunti tutti i dipendenti per il semplice motivo che riaprirà solo uno dei due asili. “La Regione – afferma il consigliere Toti Comito – ha approvato ad ottobre 2019 la rimodulazione del progetto e il Comune ne ha preso atto un mese dopo. Pertanto il finanziamento dei 150 mila euro per l’apertura dell’asilo nido non è andato perso”. Adesso gli uffici dei Servizi sociali hanno pubblicato la gara, con scadenza al 4 febbraio, e apertura delle buste il giorno stesso.

Nello specifico ad essere stata pubblicata la procedura aperta per l’affidamento del servizio di fornitura di personale e generi alimentari per la gestione dell’asilo nido di “Via Ungaretti” con un importo a base di gara di 63.446,40 euro. Il finanziamento è stato concesso una graduatoria stilata dagli uffici regionali. Partinico rientra nella cosiddetta tipologia di intervento “B” che permette l’implementazione di un servizio esistente. La durata del progetto sarà di 7 mesi e prevede l’assistenza a 30 bambini.

Il servizio è rivolto ai minori appartenenti a famiglie residenti a Partinico di età compresa tra i 18 ed i 36 mesi e sarà attivo per 6 giorni a settimana, per 5 ore al giorno. Una vera boccata d’ossigeno per un Comune che si trova in condizione di dissesto e che sta provando soprattutto a tamponare l’emorragia che si registra da tempo proprio sui servizi a domanda individuale.

Si era tentato di aprire almeno uno dei due asili utilizzando personale interno, quindi in economia, ma non si è riusciti a raggiungere il numero minimo di iscritti che era stato fissato a 46 sulla base di determinati parametri imposti dalle norme legate ai Comuni in dissesto.

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