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Castellammare del Golfo, torna in carcere il boss Mariano Asaro. Con lui fitta rete di fiancheggiatori (VIDEO)

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Fuori dal carcere dal 2018 ma mai staccò quel cordone ombelicale con la mafia. Proprio per questo, a due anni dalla ritrovata libertà, torna dietro le sbarre Mariano Asaro, 70 anni, ritenuto un uomo di spicco di Cosa nostra, condannato varie volte per associazione mafiosa, detenzione di armi ed estorsione. Accusato, ma poi prosciolto, dei fatti di sangue tra i più gravi della storia mafiosa della provincia di Trapani, tra cui l’omicidio del pubblico ministero Giangiacomo Ciaccio Montalto.

L’anziano patriarca è stato arrestato nell’ambito di un’operazione della Dda che ha portato anche all’arresto di un altro boss, Carmelo Salerno, considerato il capomafia di Paceco con cui ha portato avanti affari illeciti insieme ad altri indagati, anche di spicco come l’ex deputato regionale Paolo Ruggirello. A finire al centro di questa indagine l’apertura a Paceco di uno studio odontoiatrico da parte di Asaro che si è avvalso di una fitta rete di fiancheggiatori per arrivare all’obiettivo.

Oltre all’aiuto di Salerno ha potuto contare sulla disponibilità della cognata incensurata Maria Vincenza Occhipinti, che secondo gli inquirenti si è fatta intestare fittiziamente l’ambulatorio, a cui è stato dato l’obbligo di dimora. E’ comparsa la figura anche di un’altra donna, Maria Amato, collaboratrice di uno studio notarile e moglie del mafioso Rocco Antonio Coppola, anche lei raggiunta dalla misura cautelare dell’obbligo di dimora, la quale avrebbe con solerzia predisposto tutti gli atti per la formalizzazione della società.

Il marito nel contempo forniva ad Asaro il medico compiacente, Vito Lucido, quest’ultimo sospeso dall’esercizio medico per un anno, per poter portare avanti lo studio. Spunta poi anche la figura di Paolo Ruggirello, il quale ha ricevuto un avviso di garanzia, che avrebbe partecipato ad incontri riservati con Asaro e Salerno e si sarebbe prodigato attraverso l’Asp di Trapani, di cui è dipendente, affinche l’ambulatorio ottenesse la convenzione col servizio sanitario pubblico.

“Un sistema ben congeniato che – come osserva il Gip nell’ordinanza di custodia cautelare – aveva permesso ad Asaro di potere contare, in qualsiasi momento, sui suoi qualificati contatti, derivanti dall’appartenenza a Cosa nostra per avviare ogni attività fonte di guadagno”.

I carabinieri, su disposizione della Dda, hanno anche perquisito l’abitazione e l’ufficio del sindaco di Paceco, il quale è stato destinatario di invito a rendere interrogatorio all’Autorità Giudiziaria ed informazione di garanzia per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Durante le intercettazioni è saltato fuori tutto il rancore del boss castellammarese nei confronti del capomafia castellammarese Francesco Domingo, di recente tornato arrestato anche lui in un’altra operazione antimafia,  e dei collaboratori di giustizia, in particolare nei confronti di quelli che lo avevano accusato dell’omicidio del pubblico ministero di Trapani, Montalto.

Parole dolci invece sono state riservate al collaboratore alcamese Francesco Giuseppe Milazzo, il quale per stessa ammissione di Asaro, lo aveva “salvato” dichiarando la sua estraneità a quell’omicidio. Un nome di spicco quello di Asaro, al di là di quest’ultima operazione, che spuntò alle cronache già prima degli anni ’80.  Fu anche a lungo latitante ed inserito nella lista dei trenta latitanti più pericolosi fino all’arresto nel 1997.

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