CRONACA

Si proclama innocente, Vincenzo Bommarito chiede aiuto dalla galera



Sono assai fiduciosi i familiari, nella possibilità di una revisione del processo e successivo proscioglimento dalle imputazioni che lo hanno condannato.



Il tema è questo: “Un innocente sta scontando la galera…a vita?”. E’ accusato di sequestro di persona e omicidio.


Si chiama Vincenzo Bommarito, 27 anni di Borgetto in provincia di Palermo. In atto sconta la pena nel carcere di San Giuliano di Erice.

Riassumiamo brevemente i fatti. Vincenzo Bommarito viene accusato da un suo dipendente bracciante agricolo, Giuseppe Lo Biondo, di avere sequestrato ed ucciso Pietro Michele Licari dopo averlo tenuto sequestrato dentro una profonda botola d’ispezione di una condotta di acquedotto.

Questa accusa è stata determinante per la condanna all’ergastolo di Bommarito, mentre l’accusatore correo se l’è cavata con tredici anni e quattro mesi.

Dopo il fermo di Lo Biondo, Il giovane Bommarito viene raggiunto e tratto in arresto dai carabinieri in aperta campagna, nelle ore mattutine, mentre lavorava sui campi. Da quel giorno, è iniziato il suo calvario che lo ha portato alla condanna definitiva. Vincenzo, il fratello maggiore di tre figli, viveva con i genitori nei pressi di Borgetto. Tutte le mattine, quando aveva necessità, andava a prendere, con la sua auto, il Lo Biondo, e alla fine della giornata lo riaccompagnava.

“Lo Biondo – dice la sorella minore di Vincenzo – conosceva tutti gli spostamenti di mio fratello e aveva perfetta cognizione di quello che faceva giornalmente”. Una situazione comoda, secondo la familiare per poterlo incastrare e accusare grazie proprio alla perfetta conoscenza dei suoi movimenti.

Ma qui, secondo l’avvocato Pecoraro del foro di Palermo che cura il ricorso, si presenta una grossa incongruenza che contrasta con le affermazioni del Lo Biondo circa il giorno, mese e soprattutto l’ora del sequestro. Infatti, da ricostruzioni telefoniche fatte, purtroppo solo dopo il processo sul tabulato del cellulare di Bommarito, risulterebbe che in quel preciso momento l’accusato si trovava in zona Alcamo-Castellammare e quindi fisicamente impossibilitato ad essere presente al sequestro.

Inoltre, Lo Biondo, scrivendo a più riprese (per tre volte) a Bommarito, chiede scusa per la sua accusa.

Nella prima si scusa genericamente per averlo tirato in causa, mentre nell’ultima si giustifica dicendo che non ha resistito al duro interrogatorio ed ha cercato di dire ciò che forse volevano gli inquirenti per chiudere il cerchio. Sembra poi, che qualcuno lo abbia consigliato di non ritrattare perché avrebbe peggiorato la sua posizione e rischiato almeno due anni in più di carcere.

Di tenore simile alla prima lettera pare ancora sia stata la seconda che Vincenzo, all’interno della sua angusta cella, preso da un momento di sconforto e di ira ha strappato.

Due prove che potrebbero scagionare il giovane se prese in seria considerazione per la revisione del processo.

Intanto, tutte le settimane i familiari di Vincenzo vengono a trovare il proprio congiunto nel carcere di San Giuliano, con la pena nel cuore e la speranza nell’animo.

“Vincenzo è forte- ci dice ancora la sorella- è amareggiato ma non si abbatte perché crede e spera nella giustizia. Per questo ci chiede di andare avanti e non arrendersi mai. Forse è la forza della disperazione di chi, innocente, si trova a vivere una pena restrittiva in un luogo che non avrebbe mai immaginato di conoscere”.

Infine, mancherebbe il movente.

Intanto, qualche consigliere comunale e diversi cittadini si sono stretti attorno alla famiglia di Vincenzo dichiarandosi disponibili ad aiutarli a dimostrare la verità.

di Aldo Messina

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