CRONACA

Affari e misteri della vecchia mafia I segreti di Vito Roberto Palazzolo



Milioni di euro e chissà quanti segreti. Vito Roberto Palazzolo di cose da raccontare ne aveva parecchie. Bisogna capire fino a che punto si è voluto spingere con la sua anomala collaborazione. Anomala perché è stato lui stesso a rifiutare l’etichetta di pentito e la protezione che lo Stato gli ha offerto. Alle rivelazioni di Palazzolo, e dei nuovi pentiti eccellenti Antonino Zarcone e Vito Galatolo.
Dunque, c’è da capire cosa ci sia dentro i diciotto verbali che ha riempito davanti ai pubblici ministeri Vittorio Teresi, Francesco Del Bene e Dario Scaletta. Gli spunti interessanti non mancano, per stessa ammissione degli investigatori che, però, predicano prudenza. I suoi racconti, carichi di aneddoti e resoconti, serviranno solo a scrivere nuovi libri su Cosa nostra oppure offriranno la chiave per scovare i tesori della mafia? Ruota attorno a questo interrogativo il cuore della collaborazione di Palazzolo, al quale è stato revocato il carcere duro.Dai corleonesi Totò Riina e Bernardo Provenzano al capomafia di Bagheria, Leonardo Greco, al boss di Pagliarelli Nino Rotolo. Palazzolo fa i nomi del gotha di Cosa nostra. Sarà possibile rintracciare il filo degli investimenti del passato dei boss fino a proiettarlo nel presente? Due anni fa 2012 Palazzolo fu scovato a Bangkok. Il fiuto dei carabinieri del nucleo investigativo di Palermo, del Ros e dell’Interpol lo bloccarono in aeroporto. Che ci faceva in Thailandia il tesoriere dei corleonesi partito da Terrasini e diventato un potente uomo d’affari in Sud Africa?Palazzolo deve scontare una condanna definitiva a nove anni di carcere. La sentenza divenne irrevocabile il 13 marzo 2009 e riguarda gli episodi successivi al 29 marzo 1992. Per l’epoca precedente, infatti, è stato assolto dal reato di mafia, non da quello di avere fatto parte di un’associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti. Assieme a lui erano imputati tanti vecchi padrini. Da Pasquale Cuntrera a Pasquale Caruana, da Leonardo Greco a Totò Riina. Erano gli anni della Pizza Connection, quando la mafia siciliana acquistava tonnellate di morfina in Turchia, la raffinava in Sicilia e poi riempiva il mercato americano di eroina, spacciata attraverso una fitta rete di pizzerie e ristoranti gestiti da siciliani espatriati. Gli incassi, milioni e milioni di bigliettoni verdi, venivano riciclati in Svizzera grazie alla preziosa collaborazione di Palazzolo.È in Sud Africa che Palazzolo ha costruito le sue fortune, senza mai recidere il legame con la Sicilia da cui era partito. Lo dimostra il fatto, ad esempio, che a casa sua trovarono riparo, nel 1996, Giovanni Bonomo e Giuseppe Gelardi, mafiosi di Partinico, legati al capomafia Giovanni Brusca. Il suo primo arresto è datato 20 aprile 1984. Allora si trovava in Svizzera e per evitare l’estradizione in Italia confessò di avere commesso un reato nel paese elvetico, dove rimase in attesa di mettere a punto il suo piano di fuga. Approfittando di un permesso natalizio di trentasei ore, il 24 dicembre 1986, salì su volo per il Sud Africa. Il passaporto svizzero esibito alla frontiera ed intestato a Stelio Domenico Frappoli, suo compagno di cella, non destò sospetti e gli consentì di mettersi in tasca un permesso turistico valido fino al 21 gennaio 1987. Quando la notizia venne a galla Palazzolo decise di darsi una nuova identità. Gli bastò trasferirsi nella Repubblica indipendente del Ciskei (una piccola enclave riconosciuta solo dal Sud Africa e oggi riassorbita nel territorio di quest’ultimo) e pagare 20.000 rand, che oggi varrebbero duemila euro, per diventare il signor Robert Von Palace Kolbatschenko. Da qui in Namibia dove, grazie al matrimonio con Tsirtsa Grunfeldt, una donna di origine israeliana, si cucì addosso i vestiti della apparente rispettabilità.



Di Riccardo Lo Verso (LiveSicilia)

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