CRONACA

Precari e Forestali, per loro stipendi fino ad Aprile, 50mila siciliani rischiano di non ricevere stipendio



L’esercizio provvisorio, approvato ieri dall’Ars, assicura in molti casi i salari solo fino ad aprile. Una norma iscrive in bilancio 1,7 miliardi che si libereranno solo se Roma darà l’ok. In caso contrario, tanti lavoratori, dai Comuni agli enti regionali, rischiano di trovarsi senza una busta paga. E per qualcuno di loro, lo stipendio sarà già dimezzato.



Per cinquantamila famiglie siciliane, da oggi, il futuro è solo un’ipotesi. È un filo teso tra Palermo e Roma. Una camminata nel vuoto. Cento giorni, o poco più. E oltre cinquantamila siciliani rischiano di trovarsi senza un lavoro. E senza uno stipendio. I soldi, al momento, per loro non ci sono. E non è detto che ci saranno.


Ieri a Sala d’Ercole i deputati sembravano persino soddisfatti. Una norma, prevista dall’articolo 15 dell’esercizio provvisorio, rappresenterebbe finalmente la prima puntata del contenzioso tra il governo regionale e quello centrale. Lo strumento usato è quello del cosiddetto accantonamento negativo. Per intenderci, è come se quelle somme, iscritte in bilancio, fossero “congelate”, in attesa che qualche elemento consenta di utilizzarle. In questo caso, per scongelare quei soldi servirà l’ok del governo Renzi che dovrebbe riconoscere alla Sicilia il diritto di incassare le somme derivanti dalle imposte sugli stipendi dei dipendenti pubblici che prestano servizio in Sicilia, ma che oggi vengono riscosse a Roma.

Una norma che, secondo due big della maggioranza come Antonello Cracolici e Lino Leanza, è frutto del “coraggio del governo e dell’assessore Baccei”. Un articolo col quale finalmente l’Isola “batte i pugni sul tavolo”, inserendo in bilancio una cifra di 1,7 miliardi di euro che lo Stato dovrebbe in qualche modo restituire alla Sicilia. E se non lo facesse?

L’atto di coraggio dell’assessore, il risvegliato orgoglio dei deputati e di tutti i tifosi vecchi e nuovi dell’Autonomia, infatti, si basa su un fatto semplice quanto drammatico: se quei soldi non arriveranno, difficilmente potrà essere chiuso il bilancio senza mutilazioni sanguinose. Senza quei soldi, o quelli che saranno il frutto delle “legittime rivendicazioni” dell’Isola, non potranno essere, ad esempio, riempiti i capitoli che al momento sono finanziati per appena quattro mesi. Un totale, appunto, di cinquantamila famiglie.

Chi sono, allora, questi lavoratori che danzano sul filo? Chi sono i siciliani che al momento hanno in mano un futuro lungo quattro mesi, se non di meno? In effetti, per alcuni lavoratori non sono ancora previsti nemmeno gli stanziamenti fino ad aprile. Si tratta dei tanto criticati Forestali. Circa 22 mila lavoratori (compresi quelli del cosiddetto ‘antincendio’). Al momento, i soldi per le giornate lavorative non ci sono. Sono previste solo somme per i dipendenti a tempo indeterminato. Una piccola parte. Ma non solo. Nelle stesse condizioni i precari dei Consorzi di bonifica: altre 4.200 persone. Per loro, le giornate lavorative dovrebbero iniziare più in là. Quando lo Stato dovrebbe aver già riconosciuto quel miliardo e mezzo che il governo regionale inserisce in bilancio. Dovrebbe.

Intanto, i soldi non ci sono. E così, nella stessa giornata in cui si approva la proroga per i 22.400 precari degli enti locali per tutto il 2015, l’Ars dice di sì a un esercizio provvisorio che copre gli stipendi solo per quattro mesi. Dopo? Si vedrà. Tra questi lavoratori, intanto, circa duemila sono quelli dei Comuni in dissesto e pre-dissesto. La norma approvata all’Ars garantisce – sempre se Roma non metterà i bastoni tra le ruote magari impugnando il testo – la proroga anche per loro. Ma, come emerge dalla relazione tecnica al ddl di proroga, il rinnovo potrà arrivsre a patto che i Comuni interessati abbattano le spese per il personale a tempo determinato di “almeno il 50%”. Li volete tenere? – sembra dire la norma nazionale – fatti vostri: a patto che dimezziate le spese. Così, quasi certamente ad essere dimezzati saranno gli stipendi (per molti lavoratori, verosimilmente, si passerà dalle 36 alle 18 ore settimanali) In attesa di sapere se, dal primo maggio, uno stipendio lo avranno ancora.

E come loro, ovviamente, col fiato sospeso anche i lavoratori i cui stipendi erano garantiti, ogni anno, dal cosiddetto “allegato 1” alla Finanziaria. Quello che in parte ha sostituito l’ex Tabella H, ma nel quale, oltre a interventi importanti come quelli finalizzati alla riduzione del rischio idrogeologico o i contributi alle associazioni antiracket, erano previsti anche salari. Stipendi. Come quelli dei lavoratori degli Enti parco, dell’Arpa (l’Agenzia regionale per l’ambiente), il personale dell’ex Ente minerario, degli enti Azasi, Espi, Ems, delle cooperative agricole, dei consorzi agrari. E ancora, attenderanno quei soldi i dipendenti dell’Irsap, dell’Esa, dell’Istituto zootecnico e quello dell’incremento ippico. Oltre ovviamente al personale dei Teatri siciliani.

Tutti pendono da quel miliardo. “Abbiamo solo spostato i problemi di quattro mesi” aveva del resto ammesso l’assessore Baccei poco prima di Natale, nel giorno dell’approdo dell’esercizio provvisorio a Palazzo dei Normanni. “Abbiamo votato contro la manovra – ha dichiarato il deputato di Ncd Vincenzo Vinciullo – sia in Aula che in commissione, perchè si tratta di un bluff che non risolve nessuno dei drammatici problemi dell’Isola”. Ma buona parte dell’Ars ha brindato ieri sera. A quella manovrina in cui si è riuscito a infilare un po’ di tutto. Ha plaudito al “coraggio” di Baccei. Ha gonfiato il petto rivendicando le prerogative del nostro Statuto. Ma a rischiare, intanto, sono cinquantamila siciliani. Che finiranno al centro della “guerra” tra Palermo e Roma. Come fossero scudi umani.

Di Accursio Sabella (LiveSicilia)

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