Home CRONACA Partinico, lo Stato vuole la casa dell’imprenditore mafioso: al via sgombero coatto

Partinico, lo Stato vuole la casa dell’imprenditore mafioso: al via sgombero coatto

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Lo Stato chiede il “conto” all’imprenditore di Partinico Gaetano Lunetto. Polizia e carabinieri si sono recati nella casa in cui abita il noto imprenditore, finito più volte nel mirino della giustizia per la sua forte vicinanza alla mafia, per effettuare uno sgombero coatto dal momento che l’immobile, insieme numerosi altri beni, risulta essere confiscato dal 2009. Lunetto, 73 anni, dovrà lasciare l’immobile in cui vive con moglie e figlio a Borgetto in contrada Annunziata.

Per il momento ha avuto una “tregia” di 10 giorni per effetto di un certificato medico prodotto dalla moglie dell’imprenditore. D’intesa tra prefettura e curatore del bene è stato rimandato lo sgombero di 10 giorni. Lunetto è finito diversi anni fa nel mirino della Dia, la direzione investigativa antimafia, perchè indicato da numerosi collaboratori di giustizia quale soggetto molto vicino agli ambienti mafiosi e, in particolare, a Giovanni Brusca e indicato anche “uomo d’onore” della famiglia mafiosa di Partinico.

Imprenditore edile, Lunetto nel febbraio 1989 veniva denunciato dall’autorità giudiziaria di Caltanissetta per il reato di associazione mafiosa finalizzata alla turbativa d’asta in appalti pubblici. Dalle risultanze investigative dell’epoca il 73enne aveva addirittura stretto un sodalizio negli anni ’80 con il boss Antonino Geraci: la sua attività d’impresa si è andata via via sviluppando, fino ad occupare una stabile e rilevante posizione nell’ambito del mandamento mafioso di Partinico.

Nei primi anni ’90  Lunetto, contribuendo alla latitanza di Brusca, costituiva un’organizzazione finalizzata al traffico di stupefacenti secondo la Dia. Nell’agosto del 1995 veniva arrestato, in esecuzione di un provvedimento emesso dalla Procura della Repubblica di Genova, per associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti insieme ad altri personaggi tra cui Salvatore Vito Candela, oggi 72enne di Palermo.

I due avevano costituito nel Nord Italia una vera e propria proiezione operativa di Cosa nostra, diretta espressione del gruppo egemone corleonese, reinvestendo nel traffico degli stupefacenti gli utili derivanti dalla gestione degli appalti. L’imprenditore partinicese nel luglio del 2000 venne condannato, con sentenza definitiva l’anno successivo, alla pena di anni 10 di reclusione per associazione mafiosa ed interdizione perpetua dai pubblici uffici. Nel 2009 scattò la confisca di tutti i suoi beni, pari a 3,2 milioni di euro tra cui l’attuale casa di Borgetto in cui abita.

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