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Borgetto, carabiniere sindacalista arrestato: solo parziali ammissioni davanti al Gip



Solo parziali ammissioni avrebbe fatto Alessandro Rumore (nella foto), il carabiniere in servizio alla stazione di Borgetto e delegato sindacale del Cocer, arrestato nei giorni scorsi con le accuse di falso, di falsità ideologica del pubblico ufficiale in atti pubblici e truffa militare. Stando a quanto trapela, riportato sulle pagine del Giornale di Sicilia, Rumore, 47 anni, avrebbe sostenuto davanti al Gip Wilma Mazzara che la presunta truffa che gli viene addebitata è enorme nelle reali proporzioni.



In pratica il militare ha sostenuto, al contrario dell’accusa, che diverse delle trasferte a Roma da delegato sindacale le avrebbe fatte. Al contrario, invece, gli inquirenti che hanno portato avanti l’indagine nei suoi confronti avrebbero accertato che in poco più di un anno e mezzo di intercettazioni e pedinamenti Rumore in realtà non avrebbe fatto neanche una trasferta nella capitale intascando però lo stesso i lauti compensi per rimborsi spese viaggi ed altre indennità.

Il legale del carabiniere ha chiesto la scarcerazione del suo assistito, cosa che adesso dovrà vagliare il gip. Un’indagine che è nata per caso: Rumore viene casualmente intercettato nell’ambito di un’indagine che riguardava alcuni rapinatori per un assalto ad un furgone portavalori. Gli indagati vanno in contatto telefonico con il militare che dà loro un appuntamento in un bar di Borgetto ma, come si evince dall’intercettazione, lo stesso Rumore sostiene che sta rischiando tantissimo perchè in realtà in quel momento lui risultava essere per una missione sindacale a Roma ed invece si trovava a Borgetto.

Da qui i colleghi dello stesso sindacalista cominciano a scavare e ad intercettare anche Alessandro Rumore e vengono fuori gli “altarini”. In pratica nel corso dei 20 mesi di indagine il carabiniere ha continuato ad attestare che fosse in missione sindacale a Roma e invece si trovava a Borgetto dove era impegnato, secondo l’accusa, nella creazione di una filiale di una nota società di vigilanza sfruttando il peso del suo ruolo all’interno dell’Arma.

E per quest’ultimo fatto gli viene contestato anche il reato di induzione indebita a dare o promettere utilità. Nel corso dell’indagine sarebbero state documentate addirittura ben 46 missioni fantasma a Roma presso il comando generale, ognuna di 4 o 5 giorni di durata.

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