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Mafia di Borgetto alla sbarra, la toccante testimonianza dell’imprenditore Billeci



“Quel cane per me era come un componente della mia famiglia, lo amavamo tutti. Averlo trovato ucciso ha stravolto tutti noi”. Sono solo alcune delle parole tra le più toccanti pronunciate oggi all’apertura del processo contro la mafia di Borgetto dall’imprenditore Francesco Billeci (nella foto a sinistra) chiamato a testimoniare in quanto “vittima” delle minacce di Cosa nostra.



Con lui si è aperto il processo scaturito nell’ambito dell’operazione “Kelevra” che vede imputati diversi esponenti di spicco della cosca borgettana: Antonio e Nicolò Salto, Giuseppe e Francesco Giambrone, e Antonino Frisina, accusati di “partecipazione ad associazione mafiosa”; figurano poi David e Antonino Giambrone, Francesco e Salvatore Petruso e Tommaso Giambrone che a vario titolo sono accusati di estorsione, danneggiamenti e favoreggiamento. Un’inchiesta nata dalle intercettazioni ambientali e telefoniche che per tre anni sono andate avanti a Borgetto nell’ambito di presunte estorsioni ad operatori economici locali e condizionamenti di tipo mafioso al Comune.

Billeci proprio in quel periodo caldo risulta essere stato bersagliato da minacce: ha parlato della lettera anonima ricevuta nel 2012 in cui si scriveva di smetterla di portare avanti le iniziative in seno all’associazione Antiracket LiberJato, di cui era presidente, e che aveva “rotto….” e altri avvertimenti dello stesso tenore. Poi subì un altro gravissimo messaggio: gli venne avvelenato il cane (nella foto a destra) che teneva nella sua villa di Borgetto dove vive con la famiglia.

“La sua – scrive LiberoFuturo, associazione con cui Billeci ha alvorato sempre al fianco – è stata una testimonianza esemplare e coraggiosa. Un racconto toccante del rapporto affettivo suo e della sua famiglia con quel cane trovato per strada e adottato con amore fino al giorno della sua uccisione con un potente veleno”.

Infine l’imprenditore borgettano ha anche parlato del recente provvedimento prefettizio che ha escluso “LiberJato” dall’albo delle associazioni antiracket in quanto si sospetta di essere “infiltrata dai mafiosi”. “Un provvedimento sbagliato – ha detto amareggiato Billeci – che penalizzava l’associazione”. La prossima udienza è stata fissata al 7 dicembre.

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