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Alcamo, indennità consiglieri e amministratori 2012-2013: Comune all’attacco, chieste restituzioni a sindaci e assessori

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Anche gli ex sindaci Giacomo Scala (nella foto a destra) e Sebastiano Bonventre (a sinistra), e le loro rispettive giunte che li affiancarono nel 2012 e nel 2013 dovranno restituire il 30 per cento delle loro indennità di Carica. Nei mesi scorsi allo stesso modo anche i consiglieri comunali dell’epoca sono stati sollecitati a fare lo stesso. Così ha stabilito la dirigente della Direzione II Affari generali e Risorse umane, Giovanna Mistretta, che in questi giorni ha inviato le lettere con la richiesta di restituzione di quella parte dell’indennità che, secondo l’alta burocrate, non doveva essere liquidata.

E’ stato pubblicato un atto di accertamento dalla legale del Comune  pubblicato sull’albo pretorio in cui si parla di un recupero di ben 441 mila euro. Lascia perplessi invece la mancata pubblicazione dello specchietto con le indennità da recuperare singolarmente per ogni sindaco, assessore e consigliere comunale dell’epoca, facendo leva su un’ipotetica “privacy” che, a onor del vero, appare poco calzante dal momento che parliamo di soldi pubblici liquidati a cariche altrettanto pubbliche.

Questo tesoretto non è altro che la somma che inizialmente era stata trattenuta dal Comune per effetto dell’applicazione delle sanzioni per il famoso sforamento del Patto di stabilità e che invece poi fu liquidata dietro un parere dell’allora segretario generale del Comune Cristofaro Ricupati.

Si è arrivati a questo punto al culmine di una serie di interpretazioni alle norme che a quell’epoca si susseguirono. Difatti Ricupati ha già avuto modo di sostenere la bontà della sua scelta evidenziando che la restituzione è stata avallata sulla scorta della sentenza della Corte costituzionale 219 del 19 luglio 2013 che estendeva la declaratoria di incostituzionalità anche alle modifiche apportate al Decreto legislativo 149 del 2011 ad opera della legge finanziaria per il 2013, norma che prevedeva per l’appunto il taglio delle indennità. Il Comune di Trapani, al contrario di ciò che fece Alcamo, non liquidò mai quelle somme a consiglieri, assessori e sindaco dell’epoca.

Frutto questo di un parere che il municipio capoluogo di provincia, attraverso l’allora sindaco Mimmo Fazio, richiese direttamente alla Corte dei conti che alla fine sostenne che il Comune non aveva alcun obbligo a restituire quelle somme. Il motivo è abbastanza semplice: mai nessun amministratore o esponente dell’assise aveva impugnato il provvedimento del taglio dell’indennità così come stabiliva invece la norma contestata che per l’appunto venne dichiarata incostituzionale.

Tesi sposata in pieno dalla dirigente dell’Avvocatura del municipio alcamese.

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