Home ENTI LOCALI Partinico, controllo della spesa del Comune inesistente: mazzate dalla Corte dei conti

Partinico, controllo della spesa del Comune inesistente: mazzate dalla Corte dei conti

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Nessun controllo sulla spesa, sull’attuazione di bilancio e piano triennale, annacquato persino il controllo su delicati settori come quello dell’affidamento in forma diretta degli appalti, tantomeno una benchè minima verifica sul gradimento dei servizi offerti alla città. E’ un Comune “colabrodo” quello di Partinico in termini di garanzia di efficienza ed economicità dell’ente.

Ad attestarlo è la Corte dei conti che ha accertato, nel corso dei controlli effettuati sulla gestione tecnica della macchina burocratica, una infinita serie di criticità. Ben 6 addirittura le contestazioni avanzate al Comune rispetto alla regolarità della gestione, all’adeguatezza e all’efficacia dei controlli interni relativamente all’anno 2016.

Impressionante, ed al tempo stesso preoccupante, la sequenza di “buchi neri” nella gestione interna degli uffici. Anzitutto non è stata adottata, secondo i magistrati contabili, un’adeguata “tecnica di campionamenti” che permette di monitorare settori nevralgici e a rischio corruzione del Comune, come ad esempio gli affidamenti diretti di alcuni appalti. Non solo: non sono state indicate neanche le irregolarità riscontrate, di quelle sanate e dei report adottati. Insomma, tabula rasa.

Qui il Comune si è giustificato sostenendo che il 10 per cento complessivo degli atti vengono controllati, ma senza tener conto dei settori specifici di maggior fragilità a rischio infiltrazioni, e che il personale addetto al controllo è composto soltanto da 5 unità e quindi vi è una carenza d’organico. Addirittura la Corte dei conti ha rilevato la totale assenza del “controllo di gestione” che è in buona sostanza un sistema che permette ai capi Settore di poter fissare degli obiettivi annuali, tenendo soprattutto sotto controllo la spesa.

Nessuna traccia poi del “controllo strategico” che altro non è se non il report che i vari settori dovrebbero presentare almeno due volte l’anno al consiglio comunale per la verifica dello stato di attuazione della spesa di bilancio, dell’applicazione del piano triennale delle opere pubbliche e anche dei piani urbanistici. Altra grave irregolarità evidenziata dai magistrati contabili quella della mancata attivazione del controllo sulle società partecipate e la mancata redazione del bilancio consolidato.

Su “controllo di gestione” e “controllo strategico” il Comune nella sua memoria difensiva ha ammesso questo problema, sugli organismi partecipati ha invece riversato ogni colpa sull’Ato rifiuti Palermo 1: “Dal 2013 non è stato più presentato alcun bilancio dalla società in liquidazione – si legge nelle controdeduzioni – e ancora la nuova società della Srr non è stata costituita”.

Infine è stato anche rilevato il mancato espletamento del controllo della “qualità dei servizi” che consiste nella sottoposizione ai cittadini di questionari per verificare il gradimento della funzionalità degli uffici in relazione alle loro esigenze. Anche qui il Comune ha confermato la manchevolezza evidenziando però che nel 2017 la giunta allora in carica ha deliberato “la carta dei servizi” e questo dovrebbe aver aiutato a superare il gap.

La conclusione a cui arriva la Corte dei conti assume toni davvero preoccupanti per il municipio: “Le carenze riscontrate forniscono un quadro di ridotta adeguatezza nel 2016 del sistema dei controlli rispetto alle finalità e alle potenzialità correttive dello stesso che deve fungere da supporto sia dei processi decisionali e programmatici, sia delle scelte gestionali ed organizzative”.

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