Home CRONACA Alcamo, “diffamazione via social” all’ex sindaco Bonventre: 2 imputazioni coatte

Alcamo, “diffamazione via social” all’ex sindaco Bonventre: 2 imputazioni coatte

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Due imputazioni coatte e altre quattro archiviazioni. Si conclude la fase preliminare d’indagine attorno al caso della presunta diffamazione a mezzo di social network all’indirizzo dell’ex sindaco di Alcamo Sebastiano Bonventre (nella foto). In questa direzione si è espresso il gip di Trapani, Emanuele Cersosimo, ponendo fine all’infinita fase preliminare che porterà al processo solo per due dei sei indagati.

L’imputazione coatta è arrivata per Giuseppe Bongiovanni e Vito Milana, entrambi alcamesi. Il giudice per le indagini preliminari in questo modo rimanda al pm la formulazione dell’accusa imponendo quindi di avviare il processo, quindi tecnicamente di disporre il decreto di citazione diretta a giudizio. L’archiviazione in via definitiva invece è stata disposta per Roberto Cammarata, Vita Nicolosi, Benedetto Buturo e Vincenzo Cremona. Per loro invece il Gip parla di “diritto di critica”.

Una vicenda abbastanza complessa che ebbe inizio nel 2016 e partì da Cammarata, candidato alla carica di consigliere comunale per il movimento politico Abc-Alcamo Bene Comune. Fu lui a pubblicare un manifesto della precedente campagna elettorale, relativa al 2012, nel quale l’allora candidato sindaco Sebastiano Bonventre (che poi a giugno venne eletto, ndc) riportava come frase: “Mi batterò per l’ospedale…ve lo dico da medico”.

Nel post del manifesto Cammarata riportava le parole in dialetto siciliano “nchià ri cazzati”, sostenendo quindi che Bonventre non disse la verità in quello slogan elettorale. Una frase che oltretutto riprendeva una battuta del celebre film “Il ritorno di Cagliostro” dei registi palermitani Ciprì e Maresco. A commentare e a condividere l’immagine sui social furono per l’appunto Nicolosi, Buturo, Cremona, Bongiovanni e Milana con le frasi più disparate.

Fu sostanzialmente rimarcata la mancata promessa da parte dell’ex sindaco Bonventre e della sua compagine politica che, proprio nel 2016, nel pieno della nuova campagna elettorale, si ripresentava all’elettorato a sostegno di un altro candidato. Alla fine l’ex primo cittadino decise di querelare tutti con l’accusa di diffamazione e il percorso d’indagine è stato molto lungo.

Infatti una prima volta il pubblico ministero titolare dell’indagine decise di archiviare tutto e ci fu una prima opposizione del legale di Bonventre. Tutto passò quindi una prima volta in mano al Gip Cersosimo che dispose ulteriori indagini e approfondimenti. Anche in questa seconda fase il pm si pronunciò per l’archiviazione e adesso il giudice per le indagini preliminari si è espresso per la conferma dell’archiviazione nei confronti di Roberto Cammarata difeso dall’avvocato Caterina Camarda, Benedetto Buturo (avvocato Sebastiano Dara), Vita Nicolosi (Raffaella Pollina e Pasquale Tocco) e Vincenzo Cremona (Caterina Gruppuso).

Per il Gip i quattro hanno “espresso delle esternazioni che non sono trasmodate in un deliberato attacco alla sfera privata del Bonventre né sembrano trovare fondamento in una precisa volontà diffamatoria”. Per Bongiovanni (difeso da Angelo Pizzo) e Milana (avvocato Lea Domenica Lucchese) invece il gip ha imposto al pm di formulare l’accusa, dunque entrambi vanno verso il rinvio a giudizio.

Grande soddisfazione esprimono gli avvocati Camarda e Dara: “In un periodo storico così delicato, in cui l’esposizione alla naturale critica è difficilmente accettata da chi decide di fare politica, una pronuncia che va nel senso di tutelare il diritto dei singoli cittadini di esprimere la propria opinione, sempre nel pieno rispetto della persona, ci rincuora un po’ tutti”.

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