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Alcamo, calcinacci giù dal viadotto della A-29: intervengono i pompieri, l’Anas tranquillizza tutti



Si sbriciola un viadotto dell’A-29 in territorio di Alcamo: ed anche da queste parti torna forte lo spettro dei fatti di Genova. Una paura che deve sicuramente aver provato l’automobilista che sabato, poco prima della mezzanotte, ha percorso il cavalcavia di Cavaseno, tecnicamente individuato con il numero 23  dall’Anas, la società che ha in gestione questa autostrada.



Un grosso calcinaccio ha sfiorato la vettura: dopo un primo momento di paura e smarrimento l’automobilista si è fermato ed ha visto che in quel tratto di strada che aveva appena superato c’erano diversi pezzi di calcestruzzo sparsi ovunque. Dopo aver tirato un sospiro di sollievo ha lanciato l’allarme al centralino della Polizia stradale di Alcamo che a sua volta ha allertato vigili del fuoco del locale distaccamento e l’Anas stessa.

Una volta sul posto i tecnici hanno constatato l’effettiva necessità di un intervento: è stato quindi deciso di chiudere parte delle due corsie su entrambe le direzioni, per Palermo e Trapani, del tratto in cui ricade il viadotto, tra gli svincoli di Alcamo ovest e Castellammare del Golfo. I pompieri alcamesi hanno lavorato dalla mezzanotte e sino alle 3 per rimuovere tutte le parti pericolosamente distaccate che erano a rischio caduta. Evidenti i segni del degrado in tutta la struttura: il distacco del calcestruzzo era dovuto essenzialmente alla presenza dell’armatura in ferro del cemento oramai scoppiata a causa evidentemente degli agenti atmosferici e di varie infiltrazioni.

La strada è stata quindi riaperta dalle 3 di notte, ritenuta quindi sicura sotto la supervisione dei responsabili Anas. “Non è successo nulla di grave – tranquillizzano dalla direzione siciliana dell’Anas -. E’ stato parzialmente chiuso il tratto di carreggiata e mezzo tutto in sicurezza, tanto che è stata decisa la riapertura di questo tratto senza alcun problema”. Adesso toccherà alla società autostradale programmare degli eventuali interventi di consolidamento.

Questo viadotto fu oggetto non tanto tempo fa lavori, parliamo di circa 5-6 anni fa. Furono fatti, sulla carta, lavori di consolidamento. Ma per l’appunto parliamo sulla carta dal momento che in una recente operazioni antimafia, che ha portato in carcere il boss di Castellammare del Golfo Mariano Saracino, sarebbe emerso che la mafia aveva messo le mani su questo appalto sempre a modo suo. Un appalto da quasi 2 milioni di euro che si aggiudicò un’impresa del messinese che, secondo i sospetti della Dda di Palermo e dei carabinieri che all’epoca portarono avanti l’indagine, avrebbe avuto rifornito il calcestruzzo indebolito da un’impresa vicina proprio a Saracino, quella dell’alcamese Vincenzo Artale. Quei lavori al tempo furono fatti per consolidare il viadotto indebolito da una frana.

Ciò che è emerso dall’indagine su Saracino denominata “Cemento del Golfo”, secondo le risultanze della Procura, è il sistema di intimidazione che era stato messo in piedi. Un’operazione scaturita a seguito di una recrudescenza di attentati intimidatori ai danni di operatori economici a cavallo tra Alcamo e Castellammare del Golfo e che è durata tre lunghi anni. Molti imprenditori, secondo la ricostruzione degli inquirenti, venivano perseguitati con danneggiamenti alle proprie aziende se non acquistavano il cemento da chi veniva espressamente indicato, quindi in questo caso l’impresa di Artale.

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