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Alcamo, ex sindaco Scala condannato in via definitiva in Cassazione: nomina consulente illegittima



Arriva la parola fine sulla lunghissima vicenda che ha riguardato la nomina illegittima di un consulente del Comune di Alcamo operata all’epoca dall’allora sindaco Giacomo Scala. In via definitiva, quindi in Cassazione, il ricorso di Scala è stato rigettato e quindi confermata la condanna in appello della Corte dei conti.



La Corte, presidente Francesco Tirelli e relatore Maria Francesco Cirillo, non ha accolto quanto eccepito dall’ex primo cittadino, difeso dall’avvocato Gaetano Armao, il quale aveva evidenziato un “difetto di potestas iudicandi” e il “superamento dei limiti della giurisdizione contabile e straripamento nelle competenze amministrative della pubblica amministrazione”.

Scala in buona sostanza sosteneva che la Corte dei Conti, nel condannarlo al pagamento di 46 mila euro per il danno erariale nella nomina illegittima di un consulente, “non può entrare nel merito delle scelte discrezionali” di un amministratore. Per i giudici della Corte di Cassazione, invece, i magistrati contabili “non hanno violato i limiti della propria giurisdizione in quanto è stata verificata la compatibilità delle scelte amministrative con i fini dell’ente pubblico, che devono essere ispirati ai criteri di economicità e di efficacia”.

Alla fine, quindi, è stata avvalorata la condanna inflitta dalla Corte dei conti. Viene quindi in toto confermata la sentenza in appello con la quale venne rilevata la nomina illegittima in qualità di consulente di Liborio Ciacio, indicato negli anni 2007 e 2008 con il compito di “innovare ed implementare le procedure interne di verifica e controllo, le relazioni istituzionali nonché quelle di supporto agli organi politici”. La Corte dei Conti ha invece sostenuto che Ciacio “non era dotato di alcuna documentata specializzazione professionale, né era esperto di organizzazione e funzionamento degli enti locali, per cui erano carenti i requisiti indicati dall’articolo 14 affinché il medesimo potesse essere ritenuto un esperto del Sindaco”.

A lui l’ex sindaco conferì un incarico con uno stipendio mensile di 3 mila euro ma quando venne raggiunto da un avviso di garanzia immediatamente revocò tutto. C’è da sottolineare che in sede penale Giacomo Scala è stato assolto dopo una condanna in primo grado perchè “il fatto non sussiste”.

Storia diversa, invece, sul piano amministrativo anche se inizialmente l’allora primo cittadino venne accusato anche di un’altra nomina illegittima, quella dell’addetto stampa Antonio Fundarò, accusa che però cadde. In quest’ultimo ricorso Scala aveva contestato alla Corte dei Conti di “essersi intromessa nelle scelte effettuate da un amministratore valutandone la convenienza, mentre la legge regionale numero 7 del 1992 rimette all’esclusiva determinazione del sindaco”.

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