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Terrasini, case di edilizia popolare: i soci di una coop.ottengono un risarcimento da quasi 1 mln



Oltre 900 mila euro di risarcimento riconosciuto a 12 soci di una ex cooperativa di Terrasini. Ad essere condannati al pagamento il presidente della stessa cooperativa, oramai fallita e posta in liquidazione, e il Comune. A questa cifra si è arrivati per effetto del riconoscimento delle somme sborsate dai soci per la realizzazione di palazzine di edilizia economica popolare rimaste incomplete a cui sono stati aggiunti per ciascuno di loro 10 mila euro a testa di risarcimento danni.



Così si è espressa nell’emettere la sentenza Alida Marinuzzi, presidente della V sezione del tribunale ordinario di Palermo sezione specializzata imprese. Il caso è quello famoso della “Praiola Società Cooperativa arl”, costituita negli anni ’90 con lo scopo sociale della realizzazione di alloggi di edilizia economica e popolare sul territorio di Terrasini in forza di un programma costruttivo per l’edilizia residenziale pubblica denominato “via Ralli” e “Piano Torre”.

In queste due aree sarebbero dovuti sorgere gli immobili e così effettivamente è andata sino a che gli stessi soci non si insospettirono per via di un rallentamento dell’attività costruttiva. Sarebbero emerse irregolarità gestionali in capo al presidente della cooperativa, Pietro Serra, nei cui confronti oltretutto si è pure instaurato un processo penale che sta andando avanti in altra sede per una presunta truffa legata proprio al mancato completamento degli alloggi a fronte però di una mega cifra già incassata da tutti i soci pari a 1,1 milioni di euro.

Dodici dei soci raggirati hanno deciso anche di rivalersi in sede civile chiedendo il risarcimento ed in questa vicenda entra in gioco clamorosamente anche il Comune di Terrasini. Si è infatti scoperto che parte dei terreni su cui sono sorte queste 10 villette e 12 appartamenti, strutturalmente completati ma mai definiti e quindi non abitabili, non erano mai stati espropriati. Nonostante ciò venne rilasciata la concessione edilizia e i lavori cominciarono come se nulla fosse.

In particolare tutto cominciò in consiglio comunale quando venne approvato il primo stralcio del programma costruttivo, in via Ralli. E sin qui tutto ok, i problemi sono sorti al secondo stralcio, quello di “Piano Torre”. Furono diversi i passaggi in consiglio comunale e nel mezzo anche sentenze del Tar e Cga che addirittura annullarono gli atti della procedura espropriativa. La pietra tombale all’impossibilità di procedere sempre nella zona di “Piano Torre” arrivò nel 2008 quando l’iter costruttivo non veniva avviato, né proseguito a causa della dichiarata “illegittimità del procedimento amministrativo”, tanto da costringere la cooperativa ad andare in liquidazione.

“I fatti così come documentati in causa – ha evidenziato il giudice Marinuzzi – dimostrano il danno ingiusto dai soci patito in conseguenza dell’illegittimità del procedimento amministrativo”. I 12 soci, che hanno scucito di tasca ciascuno dai 32 mila ai 107 mila euro, hanno ottenuto il riconoscimento al rimborso: condannato “in solido” Comune e presidente della cooperativa.

“Faremo il possibile, il Comune ha in tutta evidenza torto per degli atti viziati a monte”. Così commenta il sindaco Giosuè Maniaci l’esito della sentenza che evidentemente appariva scontato: “Abbiamo provato in questo lasso di tempo a risolvere la vicenda – aggiunge il primo cittadino – cercando investitori ma la vicenda è così intricata che gli imprenditori dopo un iniziale interesse si ritirano. Convocheremo i soci, come già fatto in precedenza, per fare transazioni o conciliazioni”.

“Rimane l’amaro in bocca che il Comune non abbia voluto accogliere le nostre proposte transattive prima e durante la causa, – rivela il legale che ha seguito i 12 soci in questa battaglia in tribunale, Alessandro Finazzo – essendoci anche rivolti all’amministrazione, in considerazione che i miei clienti erano disponibili a soluzioni che avrebbero evitato una condanna così pesante. Speriamo adesso che chi è stato condannato provveda a eliminare il maltolto a queste persone che hanno attraversato anni veramente difficili, senza interporre ulteriori ostacoli”.

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