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Castellammare del Golfo, imprenditore in odor di mafia: confisca rimessa in discussione



La seconda sezione della corte di cassazione ha annullato il decreto di confisca pronunciato dal Tribunale di Trapani ed emesso nel 2014, confermato dalla corte di appello di Palermo, nei confronti di Antonino Palmeri, 69 anni di Castellammare del Golfo, imprenditore ritenuto vicino alla mafia.



Parliamo di un uomo di spicco che in passato era stato coinvolto nell’inchiesta per l’attentato al giudice Carlo Palermo avvenuto nel 1985, accusa dalla quale poi venne assolto dalla Corte d’Assise di Caltanissetta. Il decreto  del tribunale di Trapani aveva confiscato il cospicuo patrimonio riconducibile a Palmeri ed ai suoi familiari, acquisito in un periodo in cui gli inquirenti lo ritenevo “socialmente pericoloso” per la sua presunta vicinanza a Cosa nostra.

Ora la Cassazione ha annullato il decreto di confisca, ordinando un nuovo processo innanzi altra sezione della corte di appello di Palermo. L’imprenditore castellammarese, difeso dagli avvocati Baldassare Lauria e Laura Ancona, aveva sostenuto in cassazione la violazione dei presupposti di legge, in particolare l’assoluta liceità del patrimonio confiscato e la sua estraneità al sodalizio mafioso locale.

“La sentenza della Cassazione – afferma Lauria – ha rilevato l’illegittimità del provvedimento ablatorio, fondato su una serie di asserzioni del tutto immotivate. Peraltro va rilevato che detto provvedimento di confisca appare adesso, più che mai, non più in linea con le regole di diritto espresse dalla sentenza della Corte Costituzionale 24 del 2019. La materia della confisca di prevenzione si muove su un sentiero legale molto approssimativo che priva il proposto per la misura di ogni garanzia di difesa, abbiamo in atto diversi ricorsi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nei confronti della Repubblica Italiana e ci aspettiamo che presto che il sistema del diritto di prevenzione venga modificato”.

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