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Carini, lungomare cementificato dal mattone selvaggio: di nuovo le ruspe in azione



Torna ad intravedersi un altro pezzo di lungomare a Carini. Quel lungomare distrutto dalle colate di cemento de decenni e su cui il Comune, seppur fra mille difficoltà soprattutto di natura finanziaria, sta cercando di far ritornare fruibile a tutti e soprattutto libero da ogni inquinamento.



Proprio questa mattina sono tornate in azione sul lungomare Cristoforo Colombo le ruspe che in particolare hanno dato vita all’ennesima tranche di interventi che oramai vanno avanti con una certa ciclicità soprattutto da quando si è insediato l’attuale sindaco in carica Giovì Monteleone.

In particolare ad essere stati abbattuti altri due immobili che si trovavano ad un tiro di schioppo dal mare. Il primo cittadino commenta con orgoglio quest’altro passo avanti verso la riqualificazione della costa carinese: “Due altre brecce nel muro che impedisce il mare”.

Mediamente ad intervalli di 3-4 mesi il Comune di Carini porta avanti le demolizioni che sul lungomare sono centinaia. Dunque il ritorno alla normalità non è sicuramente dietro l’angolo. Il problema essenziale è che si cammina così a rilento con gli abbattimenti per via della situazione di dissesto finanziario del Comune. Infatti è il municipio con le proprie risorse che deve farsi quasi sempre carico di queste demolizioni, a meno che non lo faccia spontaneamente l’abusivo; poi ci si può rivalere su quest’ultimo ma solo successivamente e nei termini di legge, il che presuppone la necessità che il Comune anticipi le spese.

La beffa è che proprio a causa del dissesto al municipio è preclusa la possibilità di accedere ai fondi di rotazione specifici per questo tipo di interventi, il che permettere di poter avere dallo Stato i soldi e di poterli poi restituire. Da considerare che gli edifici oggetto di demolizione sono pericolanti e costituiscono un rischio per la pubblica incolumità. Proprio nei mesi scorsi il consiglio comunale ha approvato un regolamento che dà in concessione per 10 anni parti del litorale a privati che sono disposti alla bonifica e alla demolizione degli edifici già acquisti sul litorale.

Questo, e non solo, è il risultato del mattone selvaggio sul lungomare di Carini dove nei decenni, specie tra gli anni ’50 e ’70 con il boom dell’edilizia, tutto veniva concesso e nessuno vedeva nulla, o probabilmente si faceva finta di non vedere. Seppur al passo di lumaca, per via dei limiti economici e anche burocratici che comportano queste pratiche di demolizione, si va avanti in questo lembo della provincia palermitana nell’iter di abbattimento di strutture totalmente abusive.

In questo caso si tratta di gravi violazioni ambientali: stiamo infatti parlando di immobili realizzati all’interno della fascia costiera di proprietà del demanio marittimo dove vi è in assoluto il divieto di edificazione. Non stiamo quindi parlando di un aumento della cubatura o di struttura difforme al progetto ma di immobili abusivi di sana pianta, senza neanche uno straccio di concessione edilizia.

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