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Partinico e Borgetto, processo Kelevra: pene dimezzate al clan mafioso, 4 condanne e 6 assoluzioni



Ottantaquattro anni di carcere suddivisi su quattro condanne, sei invece le assoluzioni. La mafia di Borgetto alla fine si vede dimezzare le pene che erano state richieste dai pm Roberto Tartaglia e Annamaria Picozzi nella loro requisitoria dello scorso maggio.



La II sezione penale del tribunale di Palermo ha inflitto la pena più alta a Nicolò Salto a cui sono stati dati 27 anni per associazione mafiosa e tentata estorsione; stesse accuse per Giuseppe Giambrone (in alto a sinistra) che invece ha avuto inflitti 24 anni, e Antonio Salto, 17 anni (in basso a sinistra);

a 16 anni è stato condannato Francesco Giambrone (in basso a destra) per la sola associazione mafiosa. Assolti gli altri imputati che a vario titolo dovevano rispondere di associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia aggravate dall’avere favorito Cosa nostra e danneggiamenti: si tratta di Antonio Frisina, Salvatore e Francesco Petruso, Antonio, David e Tommaso Giambrone.

Il processo si è instaurato nell’ambito di un’inchiesta dei carabinieri e della Dda di Palermo che ha messo in risalto come l’organizzazione mafiosa borgettana attraverso attività illecite e intimidazioni mirava al controllo economico del territorio, riuscendo anche ad ottenere concessioni di autorizzazioni di appalti e servizi pubblici.

A venir fuori anche presunte pressioni sull’amministrazione comunale allora guidata dal sindaco Gioacchino De Luca che fu sciolto per infiltrazioni mafiose nel maggio del 2017.

Sorride a metà l’avvocato Salvatore Causarano che ha difeso in questo processo Antonio Frisina, Nicolò e Antonio Salto: “Sicuramente mi ritengo soddisfatto per l’assoluzione di Frisina con l’ampia formula che il fatto non sussiste – afferma -, ritengo assolutamente eccessive le condanne invece di Nicolò e Antonio Salto. Attendiamo che vengano depositate le motivazioni fra 90 giorni per presentare appello”.

“Il mio assistito David Giambrone – aggiunge l’avvocato Antonio Maltese – era accusato di aver appiccato il fuoco ad una stalla. Siamo riusciti a smontare le intercettazioni e tutta la ricostruzione fatta dagli inquirenti sul suo coinvolgimento. I giudici hanno stabilito l’assoluzione perchè il fatto non sussiste, quindi significa che è mancato completamente l’elemento oggettivo del reato”.

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