CRONACAPRIMO PIANO

Alcamo, affaire eolico e corruzione: Vito e Manlio Nicastri chiedono di patteggiare



Per Vito Nicastri (nella foto a sinistra), l’imprenditore alcamese condannato per mafia con l’accusa di aver appoggiato la latitanza di Matteo Messina Denaro (a destra) e più recentemente finito agli arresti per aver corrotto funzionari regionali, il suo rapporto con la burocrazia della Regione era di semplice collaborazione. Lui non vuol sentire parlare di mazzette o di cose simili:



“Chiamatele come volete – ha detto durante l’incidente probatorio al quale è sottoposto per questo’ultima indagine sull’affaire dell’eolico -, per me è una collaborazione”. Vito e Manlio Nicastri, padre e figlio, sono accusati di essere stati i fautori del “sistema malato” fatto di mazzette con commistione della politica di alto rango all’indirizzo degli uffici regionali per sveltire le pratiche sul redditizio investimento negli affari dell’eolico.

Vito Nicastri, 62 anni, è ritenuto la mente di questo business illecito. Difeso dagli avvocati Sebastiano Dara e Mary Mollica, il “re dell’eolico” ha confermato in toto quanto aveva già detto nei tre interrogatori di garanzia subito dopo l’operazione della Dia di Trapani che ha coinvolto anche Paolo Arata, ex deputato di Forza Italia responsabile del programma della Lega sull’Ambiente, ed il figlio Francesco, oltre che Alberto Tinnirello, dirigente dell’assessorato regionale all’Energia, e Giacomo Causarano, funzionario dell’assessorato regionale al Territorio.

Arata-Nicastri era diventato oramai un connubio potentissimo tanto da penetrare come lama rovente nel burro nel cuore della burocrazia regionale, ammorbidita da laute mazzette sempre secondo la tesi ricostruita dagli inquirenti e confermata da Nicastri. Tanto che il figlio di Arata si era appositamente trasferito in Sicilia per avere rapporti più vicini con lo stesso Nicastri ed in particolare con il figlio Manlio, quest’ultimo accusato di intestazione fittizia.

Lo spregiudicato “re dell’eolico” avrebbe in particolare versato tangenti per velocizzare le autorizzazioni che portassero alla realizzazione degli impianti di biometano di Calatafimi, nel trapanese, e di Francofonte, nel siracusano. Vito e Manlio Nicastri stanno collaborando con i magistrati in questa inchiesta dell’eolico: entrambi hanno chiesto il patteggiamento,. Richiesta che ora dovrà essere vagliata dal gip.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.