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Carini, delitti di mafia di 20 anni fa: chiesti ergastoli per i quattro imputati



Ergastolo per i boss di Carini e Torretta. La richiesta della massima pena è stata formulata ieri dalla Procura, secondo quanto riporta il Giornale di Sicilia, per i delitti di Francesco Giambanco, Antonino Failla, Giuseppe Mazzamuto e Giampiero Tocco, uccisi con il metodo della lupara bianca tra Carini, Villagrazia e Cinisi.



Accusati dei delitti Giovan Battista Pipitone, 70 anni, il fratello Vincenzo di 63, Salvatore Cataldo, 60 anni, e Antonino Di Maggio, 65 anni. Solo Vincenzo Pipitone è accusato di tutti e quattro gli omicidi; Giovan Battista Pipitone sarebbe implicato nei delitti di Failla, Mazzamuto e Tocco; Cataldo e Di Maggio invece sono accusati dell’uccisione di Failla e Mazzamuto.

Tutti furono fatti fuori con il metodo della lupara bianca, ed infatti nessuno di loro fu mai più ritrovati ad eccezione dei resti oramai bruciati del solo Francesco Giambanco. Gli omicidi nacquero per questioni interne a Cosa nostra. Le famiglie di Carini e Torretta erano legati a quella dei Lo Piccolo a Palermo che imponeva la propria egemonia sul territorio.

Fu un regolamento dei conti per altri omicidi che erano maturati. I casi sono tornati alla luce in seguito al pentimento del boss di Carini Antonino Pipitone, già in carcere per altre condanne e anche per questi delitti per cui in abbreviato da avuto inflitti 14 anni. E’ stato lui a ricostruire i fatti di sangue e i vari moventi. Ha puntato il dito anche contro Giovan Battista Pipitone, suo padre, e Vincenzo Pipitone, lo zio.

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