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Alcamo, immobili abusivi non abbattuti: sulla cause perse una commissione d’inchiesta?



Non si placa la polemica sulla raffica di cause perse dal Comune di Alcamo per i canoni di locazione imposti per gli immobili abusivi non abbattuti nel 2014. Dopo la nota di fuoco del segretario generale del Comune Vito Bonanno, che ha accusato alcuni dirigenti di  errori e inadempienze, si vuole istituire una commissione d’indagine all’interno del consiglio comunale.



L’obiettivo è quello di “accertare la regolarità e correttezza dell’attività amministrativa in tutti i procedimenti”. Si innesca un dibattito anche interno alla maggioranza del Movimento 5 Stelle sull’opportunità di attivare l’organismo. Appuntamento al prossimo 11 marzo quando il consiglio comunale è stato convocato proprio per decidere se istituire o meno questa commissione.

L’impressione però è che non sia per nulla scontato che la volontà dei 9 consiglieri di maggioranza (sui 14 totali) del Movimento 5 Stelle che hanno chiesto questa commissione, riesca a passare indenne. Già qualcuno ha storto il muso, come il consigliere pentastellato Filippo Salato che nella precedente seduta aveva già esternato il suo pensiero ritenendo inutile questa iniziativa.

L’opposizione sembra già essere orientata per dire no: “Mi sembra un passaggio non utile – afferma il consigliere Gino Pitò – dal momento che esiste già una relazione molto esaustiva nel merito della vicenda del segretario Bonanno, che a mio parere ha anche evidenziato passaggi di una certa gravità”. “Un vero paradosso – aggiunge il collega d’opposizione Giacomo Sucameli – che a chiedere questa commissione sia la stessa maggioranza che sostiene un’amministrazione che dovrebbe vigilare sull’operato degli uffici”.

Il caso è quello degli immobili abusivi salvati dalla demolizione dal consiglio comunale nel 2014 e su cui il Comune ha chiesto agli autori dell’abuso stesso di pagare un canone di locazione in seguito alla loro acquisizione al proprio patrimonio. Ben 11 però le cause perse dal municipio per aver chiesto questo canone anche a chi non lo occupa, si parla di un’altra quarantina di sentenze fotocopia in attesa di essere notificate al municipio.

Quel che emerge è che ci sarebbero delle omissioni da parte di chi avrebbe dovuto valutare ogni singolo caso concreto. Dubbio che emerge prepotente dalla lettura delle prime sentenze sfavorevoli al Comune da cui sembra che gli uffici abbiano provveduto ad ingiungere a tutti i proprietari dei beni acquisiti al patrimonio comunale il pagamento dell’indennità, senza accertare che i singoli immobili fossero realmente nella materiale disponibilità dei privati.

La prova portata nel contenzioso fu, erroneamente, quella della non avvenuta immissione in possesso da parte dell’ente locale. Il giudice di pace ha evidenziato nelle sue sentenze che i privati non sono tenuti a pagare alcunchè al Comune se non continuano ad occupare di fatto gli immobili.

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