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Coronavirus, dalle ordinanze per il consenso ai dati sbagliati: in Sicilia i conti non tornano

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Da PalermoToday l’editoriale di Andrea Perniciaro
Coronavirus, dalle ordinanze per il consenso ai dati sbagliati: in Sicilia i conti non tornano

Dopo l’ultimo colpo di scena (i positivi sull’Isola non sono 805 ma 153), serpeggiano i dubbi sull’effettiva correttezza dei contagi totali e sulle modalità con le quali sono state prese le decisioni. Dall’attesa per i tamponi a chi era costretto in casa ai dati chiesti e mai avuti su Palermo.

Coronavirus, dalle ordinanze per il consenso ai dati sbagliati: in Sicilia i conti non tornano
„ meno male che in Sicilia i numeri non sono stati quelli della Lombardia. Chissà come sarebbe finita… L’ultimo colpo di scena sul fronte Coronavirus è datato giovedì 18 giugno, ore 20.38. Alle redazioni di tutti i giornali è arrivata una mail dalla Regione. Oggetto: “Completato allineamento dei dati, Sicilia a un passo da territorio Covid free”. In parole povere: abbiamo scherzato. I malati attuali non sono 805 (come scritto nell’ultimo bollettino ufficiale di mercoledì) ma 153. Una sforbiciata di 652 unità agli attuali positivi. Un errore – secondo la spiegazione di Palazzo D’Orleans – dovuto “al doppio conteggio di alcuni pazienti in fase iniziale e al mancato censimento di una parte dei guariti durante l’emergenza”.

Coronavirus, dalle ordinanze per il consenso ai dati sbagliati: in Sicilia i conti non tornano

In pratica una risposta (finalmente) a tutto ciò che in tanti si chiedevano da tempo: ma com’è possibile che sull’Isola si guarisce a tempo di lumaca rispetto al resto d’Italia? Da un mese i contagi sono nell’ordine di uno o due al giorno, come potevano esserci ancora 800 positivi? Come i lettori, ce lo siamo chiesti anche noi come giornale. Che ogni giorno vi diamo conto della situazione epidemiologica sull’Isola. E chiedere lumi a chi di dovere non è stato mai molto facile: sin dall’inizio dell’emergenza. Per arrivare alla svolta c’è voluto che il direttore dell’Unità operativa Malattie infettive al Garibaldi di Catania e membro del comitato scientifico regionale, Bruno Cacopardo, sollevasse il dubbio.

Eppure che la gestione dei malati (o sospetti tali) in isolamento domiciliare fosse non proprio impeccabile era chiaro da tempo. In redazione ci sono arrivate decine di segnalazioni di cittadini costretti in quarantena in attesa di un tampone. Persone, poi risultate negative, che hanno aspettato anche 40/50 giorni, prima di poter uscire da casa.

Ma questo sugli attuali positivi è solo l’ultimo di una serie di errori commessi – a nostro avviso – da Musumeci, Razza & co. Sin dall’inizio è stata creata una sorta di cortina di ferro tra l’Unità di crisi e la stampa. Dileggiata proprio oggi dall’assessore alla Salute che ha postato su Facebook la foto di un gregge accompagnata dalla scritta: “I nemici ra cuntintizza” si avviano in redazione.

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