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Castellammare del Golfo, la “casa degli orrori”: in appello pene quasi confermate, 23 anni di carcere



Quasi del tutto confermate anche in appello le condanne per la vicenda della “casa degli orrori” scoperta a Castellammare del Golfo nel 2017 al culmine di un’indagine dei carabinieri fella Compagnia di Alcamo. Nel computo delle condanne è arrivato lo “sconto” solo di due anni per uno dei tre imputati: si tratta di Antonietta Rizzo, 34 anni di Alcamo, che ha avuto inflitti 7 anni; confermate i 7 anni per Anna Maria Bosco, 48 anni di Castellammare del Golfo, e i 9 anni per Matteo Cerni, 69 anni, anche lui castellammarese.



Revocati la misura di sicurezza della libertà vigilata applicata agli imputati e la confisca della comunità alloggio per anziani “Rosanna”, dove per l’appunto si sono verificate le violenze sugli anziani ricoverati. Ad emettere la sentenza la terza sezione penale della Corte d’Appello di Palermo: i tre imputati sono stati condannati in solido tra loro anche a rifondere alle parti civili le spese processuali.

Tra le parti civili gli avvocati Mario Sanacore, Dario Mannina, Gaspare Benenati, Manlio Gervasi, Leonardo Palagonia, Giusy Barone, Giuseppe Masaracchia e Gabriella Giacalone. Per il Comune di Castellammare del Golfo e le associazioni “Codici” e “Defensio” erano presenti gli avvocati Vincenzo Catanzaro, Vincenzo Maltese e Rosalba Grillo. Le accuse sono state di maltrattamenti aggravati, sequestro di persona e torture: per quest’ultimo reato si tratta di una delle prime sentenze in Italia. L’indagine dei carabinieri accertò le violenze all’interno della comunità a cui erano costretti i 14 anziani ricoverati.

Bosco, Cerni e Rizzo sono stati inchiodati dalle telecamere e dalle cimici piazzate dai militari dell’Arma all’interno della comunità-alloggio che sorge in via Segesta. Indagini portate avanti con metodi tradizionali dal momento che dall’interno della stessa struttura non è mai trapelato nulla per il clima di terrore che si era instaurato. Infatti gli imputati avrebbero fatto ricorso spesso alle minacce per evitare che gli anziani potessero dire qualcosa ai parenti. Anzi, quando questi si ribellavano venivano per l’appunto sottoposti ad angherie anche peggiori.

Tra gli episodi più terribili che sono stati raccontati dal Gip quello che un’anziana veniva schiaffeggiata e derisa perché con problemi di incontinenza e sporcava continuamente il pannolone; oppure ad un altro degente veniva fatto pulire con il corpo la saliva che accidentalmente perdeva dalla bocca e finiva sul pavimento. Tanto che lo stesso gip paragonava la casa di cura a un “lager”.

Gli inquirenti all’epoca dell’indagine evidenziarono un quadro terribile: “L’intrinseca pericolosità degli indagati che hanno agito in modo spregiudicato, violentissimo e senza soluzione di continuità, nonostante le persone anziane fossero state affidate alle loro cure dai prossimi congiunti”. Una quarta imputata, Rosanna Galatioto, castellammarese di 49 anni, gestore della comunità alloggio, ha scelto l’abbreviato e già è stata condannata a 6 anni di reclusione più altri 3 di sorveglianza speciale.

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