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Partinico, dal Comune solito passato da mala gestio: revocati 2,5 mln di finanziamento

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Piove sul bagnato sui conti già disastrati del Comune di Partinico. La Regione Siciliana chiede la restituzione di un finanziamento di 2 milioni e mezzo di euro per la ristrutturazione dell’ex mattatoio. Secondo quanto accertato dagli uffici del Servizio 2 del dipartimento regionale della Famiglia e delle Politiche sociali il Comune non ha utilizzato quei locali oggetto di lavori per la loro originaria destinazione.

Effettivamente, quel finanziamento ebbe origine nel 2012 e riguardava specificatamente il progetto del “recupero dell’immobile denominato ex mattatoio comunale da adibire a centro diurno distrettuale di accoglienza per persone in situazione di grave disagio”. Però in quella struttura rimessa a nuovo mai nessun soggetto disagiato ne ha mai varcato la soglia. L’immobile dagli atti pare che sia stato effettivamente usato a partire dal 16 gennaio del 2018 ed esattamente un mese dopo piomba l’Unità di Controllo della Regione ad effettuare una visita ispettiva per verificare lo stato dei luoghi ed il suo utilizzo. Ed è qui che viene scoperto a sorpresa che non esiste alcun centro diurno dentro quell’ex mattatoio.

Passa il tempo ed una serie di interlocuzioni tra Regione e Comune al culmine delle quali il Servizio 2 lo scorso 11 settembre trasmessa via mail certificata l’avvio del procedimento di revoca del finanziamento nei confronti dell’ente locale partinicese. Pochi giorni dopo sono giunte delle controdeduzioni da parte degli uffici comunali che però non hanno convinto per nulla i funzionari regionali. Si è scoperto che dentro l’ex mattatoio si erano allocate inizialmente diverse aule dell’istituto superio alberghiero “Danilo Dolci”, e successivamente anche gli uffici dei Servizi sociali del Comune.

“L’assegnazione al Settore Servizi alla persona del Comune – hanno ribattuto gli uffici regionali – non dimostra comunque la messa in uso dell’immobile per le finalità espressamente previste dall’operazione oggetto dell’istanza di finanziamento. Da nessun atto giustificativo risulta che l’immobile sia stato posto in uso per le finalità espressamente previste dall’operazione, alla data del 31 gennaio 2017”, termine ultimo previsto dalle normative in materia per la verifica della chiusura delle operazioni di spesa dei fondi.

Un provvedimento che coglie di sorpresa solo parzialmente. Infatti quando ancora era in esercizio il consiglio comunale, prima del suo scioglimento nel luglio scorso per infiltrazioni mafiose, la questione venne proprio sollevata per questo ed anche altri finanziamenti. Fu l’allora consigliere Toti Comito che intervenendo in uni dei dibattiti d’aula evidenziò alcune criticità e sottolineò “non c’era un solo finanziamento pubblico degli anni passati che non sarebbe finito col gravare in parte o in toto sulle casse comunali”.

Dubbi furono avanzati anche per altri finanziamenti come quello che riguardò la regia trazzera della Madonna del Ponte, il mercato del Contadino e il Taste point da realizzare all’interno del palazzo Ram.

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