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Partinico, la mamma muore: per la disperazione si toglie la vita. La lettera della sorella

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Dopo il post del nostro editore Piero Longo pubblicato sul profilo Facebook personale (clicca qui per leggere il post) in merito al suicidio di Giuseppe (per volere della famiglia omettiamo il cognome), 48enne di Partinico, la sorella ha inviato un messaggio che pubblichiamo testualmente.

Parla di un dramma interiore vissuto dalla vittima che si è tolto la vita per la disperazione di aver perso la mamma.

Una morte che Giuseppe non ha saputo superare, addolorato anche dal fatto di non aver potuto assistere la madre nei giorni del ricovero a causa delle limitazioni imposte per arginare la diffusione del coronavirus.

La nostra redazione non tratta mai casi di suicidi ma in questo caso abbiamo fatto un’eccezione in considerazione di quello che in realtà è un dramma sociale, cioè la perdita di un caro resa ancora più dolorosa dalla pandemia e dall’impossibilità di poter stare accanto alla persona amata.

DI SEGUITO LA LETTERA       

Buonasera Piero! .
Volevo ringraziarla per aver rivolto un suo pensiero scritto nei confronti di mio fratello Giuseppe.
Giuseppe era una “ragazzo” di 48 anni…L’età anagrafica lascerebbe pensare ad un uomo ben integrato in questa nostra società, ma Giuseppe per un deficit mentale grave riscontrato subito dopo la nascita, parlava, pensava e agiva come un ragazzo di poco più di 15 anni.

Spesso era deriso per questo e in alcuni casi è stato anche picchiato ed è anche per questa sua problematica che si ritrovava ad avere poche amicizie.

A causa del suo deficit non lavorava (anche se avrebbe voluto acquisire quell’indipendenza che un lavoro ti consente di avere) ed è per questo che andava spesso in centro del nostro paese (paese che negli ultimi tempi si è sempre più svuotato e dove le istituzioni sono assenti) per “ammazzare” il suo tempo, cercando di non “annegare” nella sua condizione mentale.

Non disturbava nessuno, cercava solo di stare in compagnia!!
Era il più sensibile della famiglia e non ha retto al dolore della perdita di nostra madre. Non riusciva a capire il perchè non si potesse entrare in struttura ospedaliera per stare accanto alla sua mamma, alleviandone le sofferenze.
Mia madre non è morta di Covid ma ne attribuisco le cause.. E’morta per quello che il Covid ha generato…Le strutture sanitarie hanno dovuto bloccare gli ingressi ai parenti, ai cari, agli affetti degli ammalati ricoverati…la mamma è morta, oltre per le conseguenze da ictus emorragico, anche per solitudine che il covid ha provocato attorno alle persone ricoverate per altre patologie.

Giuseppe ha scritto poche righe, prima del suo gesto estremo, chiedendo di perdonarlo per l’ulteriore dolore che avrebbe provocato.. Ma è Giuseppe che deve perdonare tutti noi, la società, il sistema… Me in primis, per non aver compreso quanto grande e insormontabile fosse il suo dolore … Un dolore non legato esclusivamente alla morte della sua adorata mamma.

Cordialmente

P.

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