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Partinico, lavoratori in nero in due fabbriche: 3 di loro percepivano anche il reddito di cittadinanza

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I finanzieri della Compagnia di Partinico, durante un accesso ispettivo presso due aziende di Partinico, hanno individuato 12 lavoratori in nero di cui 3 facenti parte di nuclei familiari risultati percettori del reddito di cittadinanza. In particolare, le fiamme gialle, al fine di verificare la corretta attuazione della normativa sul lavoro nonché il rispetto dei protocolli anti Covid-19, hanno ispezionato un’azienda attiva nella fabbricazione di poltrone e divani.

In fase di accesso sono stati individuati ed identificati 21 soggetti, tutti intenti a svolgere attività lavorativa. Dalle dichiarazioni rese dai lavoratori e dai preliminari accertamenti svolti è risultato che 11 di loro si trovavano in una posizione irregolare e, pertanto, stante il superamento della soglia del 20% della manodopera irregolare impiegata, è stato proposto all’ispettorato del lavoro competente di adottare il provvedimento di sospensione dell’attività (ex art. 14 del D.Lgs. n. 81/2008, come sostituito dall’art.11 comma 1 lettera a del D.Lgs. 106/2009).

Medesima sorte è toccata ad un’altra azienda attiva nella fabbricazione di insegne elettriche, operante in uno stabile adiacente alla precedente impresa, che aveva impiegato 1 lavoratore “in nero” su 3 complessivamente individuati. I successivi sviluppi investigativi hanno poi permesso di rilevare che tra i 12 operai “in nero” individuati, 3 risultavano inseriti in un nucleo familiare percettore del reddito di cittadinanza.

Per tale motivo, i finanzieri hanno proceduto a sequestrare le tre carte prepagate sulla quale venivano corrisposte le somme indebitamente percepite per il Reddito di Cittadinanza e destinate all’intero nucleo familiare, denunciando i responsabili alla Procura della Repubblica di Palermo per l’ipotesi di reato in quanto risultati beneficiari grazie all’omessa comunicazione della variazione della posizione lavorativa (seppure effettuata in forma irregolare).

Contestualmente, è stata data immediata comunicazione all’Inps per la revoca del beneficio ed il recupero delle somme indebitamente percepite, risultate pari a quasi 10 mila euro. Per i datori di lavoro, invece, si procederà all’applicazione delle maxi sanzione previste per l’impiego dei lavoratori “in nero” (sanzione pecuniaria da un minimo di 1.800 euro ad un massimo di 43.200 euro).

L’attività di servizio conferma il ruolo di polizia economico-finanziaria affidato al Corpo della Guardia di Finanza, a contrasto di coloro i quali, accedendo indebitamente a prestazioni assistenziali erogate dallo Stato, sottraggono importanti risorse economiche destinate a favore di persone e famiglie che si trovano effettivamente in condizioni di disagio.

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