Home CRONACA Partinico, il tanfo della marijuana infastidisce i vicini: scoperto magazzino senza autorizzazioni

Partinico, il tanfo della marijuana infastidisce i vicini: scoperto magazzino senza autorizzazioni

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Chiuso un magazzino nel centro storico di Partinico dove si lavorava legalmente la marijuana. E’ stata la polizia municipale a portare avanti l’operazione imponendo, attraverso gli uffici comunali del Suap (lo sportello unico delle attività produttive), la cessazione dell’attività.

Se da una parte la detenzione della droga leggera era assolutamente legale ed autorizzata per l’utilizzo nel circuito commerciale, dall’altra però il titolare dell’impresa non aveva chiesto le necessarie autorizzazioni per l’espletamento dell’attività di lavorazione e trasformazione nei magazzini ubicati in zona via Kennedy, uno dei quartieri più densamente abitati di Partinico. Un’attività di controllo che è partita in seguito a decine di segnalazioni di alcuni residenti, infastiditi dal forte e caratteristico odore che produce per l’appunto la marijuana.

I caschi bianchi, nel corso del loro blitz, hanno scoperto che il titolare dell’attività non aveva alcuna autorizzazione per poter lavorare la sostanza stupefacente. Una vicenda venuta a galla perchè gli abitanti della zona da giorni erano costretti a doversi sorbire degli odori per nulla piacevoli, ed anche abbastanza forti tali da dover spesso ricorrere alla totale chiusura delle finestre. Da qui sono partite alcune segnalazioni al comando di polizia municipale che ha immediatamente messo in moto la propria squadra di polizia amministrativa.

Al loro arrivo in zona, seguendo la provenienza olfattiva del forte odore, sono riuscire a rintracciare il magazzino. Una volta dentro è stata fatta la scoperta: in quell’immobile era in fase di lavorazione la marijuana, legalmente detenuta per la sua trasformazione in modo da metterla in vendita negli appositi negozi autorizzati. Si tratta di merce che entra nel circuito degli shop della cosiddetta cannabis light. Tutti prodotti immessi in commercio il cui thc, acronimo di delta-9-tetraidrocannabinolo, è consentita nella concentrazione massima dello 0.2 per cento in quanto è una sostanza psicotropa che nella cannabis legale è permessa.

I caschi bianchi però si sono subito resi conto che le condizioni dell’immobile non erano idonee per poter ospitare un’attività simile. E difatti, dai successivi riscontri, è venuto fuori che in realtà questo magazzino non era mai stato autorizzato dal Comune come invece doveva essere previsto. Non vi era infatti alcuna Scia presentata, la segnalazione di inizio attività, e dunque di conseguenza non vi era neanche alcuna autorizzazione.

Ad essere stata contestata dai vigili urbani la violazione del decreto legislativo 193 del 2007 all’articolo 6 per l’esecuzione di attività di produzione, trasformazione e distribuzione di alimenti senza che sia stata effettuata la notifica all’autorità competente finalizzata alla registrazione dello stabilimento. La sanzione che rischia il titolare oscilla tra le 1.500 e le 9 mila euro. Si è proceduto all’emissione del provvedimento di cessazione dell’attività di “trasformazione e manipolazione di prodotti alimentari” e la contestuale chiusura dei locali.

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