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Partinico, gli incandidabili al giro di boa: sentenza a giugno, non ci sarà l’Avvocatura di Stato

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Non ci sarà l’avvocatura dello Stato al processo per la decisione dell’incandidabilità di 5 tra consiglieri comunali ed amministratori di Partinico facenti parte della precedente legislatura sciolta per infiltrazioni mafiose. Così si è pronunciato il tribunale civile di Palermo che ha rilevato come la costituzione sia avvenuta in ritardo rispetto ai termini che erano stati stabiliti nella prima udienza.

Ciò significa che il ministero dell’Interno, che propose lo scioglimento e sarebbe dovuto essere per l’appunto rappresentato dall’avvocatura, non potrà presentare alcuna memoria difensiva. Intanto è stato stabilito di emettere sentenza riguardo alle posizioni dei 5 tra ex consiglieri e assessori per l’udienza fissata il prossimo 18 giugno. Il tribunale in realtà si sarebbe già dovuto pronunciare ma per un difetto di notifica al pubblico ministero è stato stabilito di rinviare fra due mesi.

In pratica è accaduto che le memorie difensive dei 5 ex consiglieri e assessori, depositate già diversi giorni fa dai rispettivi avvocati, sono state notificate al pm appena due giorni prima dell’udienza stabilita dal giudice per emettere sentenza e non 10 giorni prima come invece stabilisce la legge. Sulla base di questo ritardo è stato accordato il rinvio a giugno, in modo che la Procura abbia modo di poter riscontrare le memorie.

Destinatari dell’incandidabilità sono tre ex assessori della giunta del sindaco Maurizio De Luca, vale a dire Rosi Pennino, Maria Grazia Motisi e Monica Supporta, e i consiglieri Vito Giuliano e Alessio Di Trapani. A giugno sarà emessa sentenza, e dunque il giudice dovrà esprimersi e fare le proprie valutazioni, cioè se rendere esecutiva l’incandidabilità o meno. Se dovesse essere confermato tale provvedimento, i 5 ex assessori e consiglieri non potranno candidarsi alle elezioni per la Camera dei deputati, per il Senato della Repubblica e per il Parlamento europeo nonché alle tornate regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali, in relazione ai due turni elettorali successivi allo scioglimento stesso.

Questo quanto recita l’articolo 143 del testo unico degli enti locali collegato al decreto legislativo del 2 luglio 2000 in cui per l’appunto si disciplina lo “scioglimento dei consigli comunali e provinciali conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso o similare”.

I tre ex assessori hanno fatto percorsi diversi: la Pennino, 43 anni, ha saltato il primo mese di legislatura venendo nominata nel luglio 2018, poi riconfermata nel gennaio 2019 dopo l’azzeramento e dimissionaria ufficialmente per motivi familiari nell’aprile successivo, praticamente un mese prima delle dimissioni anche del primo cittadino; la Motisi, 53 anni, partì subito nel giugno 2018 in giunta ma non è stata riconfermata invece dopo l’azzeramento, essendo oltretutto il suo gruppo politico uno dei motivi della prima crisi amministrativa; la Supporta, 41 anni, fu sostanzialmente l’erede della Motisi, raccogliendone anche le delicate deleghe.

Dalla relazione, essendo zeppa di omissis, non si possono evincere dettagliatamente tutti i passaggi che coinvolgono i tre ex assessori. La cosa certa è che hanno ricoperto tutte e tre le deleghe tra le più delicate e discusse: quelle ai Servizi sociali, con particolare riferimento alla controversa gestione della casa di riposo poi chiusa, e quella all’Ambiente, in riferimento qui alla gestione dei rifiuti con varie presunte contestazioni di natura normativa che sono state addebitate agli uffici nell’assegnazione degli appalti.

Numerosi consiglieri comunali sono stati citati in vari passaggi della relazione ispettiva, alcuni indicati anche con pesanti procedimenti penali in corso o di condanne passate in giudicato. Ciò che è certo è che gli incandidabili sono indicati perchè, come detta la norma, sono ritenuti “responsabili delle condotte che hanno dato causa allo scioglimento”. Tesi che ovviamente dovrà essere confermata al tribunale civile di Palermo al termine di quello che si accinge ad essere una sorta di vero e proprio processo.

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