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Partinico, beni culturali nel degrado e chiusi: scatta una mobilitazione di associazioni e partiti

Si mobilita il mondo della cultura partinicese per manifestare il proprio disagio di fronte ad una serie di problematiche legate al degrado di beni monumentali e architettonici, in alcuni casi chiusi o addirittura mai aperti, in altri nello sfacelo. Organizzata per venerdì prossimo alle ore 15,30 una mobilitazione davanti ad uno dei luoghi simbolo da cui parte questa iniziativa, la Real Cantina Borbonica.

Il complesso monumentale, chiuso oramai dall’ottobre del 2019 su input dell’allora commissario regionale con i poteri di giunta Rosario Arena, resta il simbolo di quelle bellezze partinicesi che non possono essere fruite. Anche se, a dire il vero, non è che facesse flotte di visitatori quando i cancelli erano sempre aperti.

La mobilitazione anzitutto porta la firma dell’associazione Inikon, realtà culturale di recente formazione che ha tra le sue mire la valorizzazione delle iniziative e dei servizi della cultura. Si è lavorato per un coinvolgimento di un ampio parterre di associazioni culturali, di volontariato, di promozione sociale, gruppi e partiti politici, nella stesura di una lettera aperta, indirizzata alla commissione straordinaria prefettizia del Comune di Partinico.

Sono oltre una ventina sino ad oggi le adesioni sottoscritte: «Lo scopo – afferma il presidente di Inikon, Calogero Barretta – è quello di accendere i fari sul sistema culturale partinicese, oggi in agonia, con principale riguardo alla sorte dei beni culturali e alle emergenze architettoniche del nostro territorio, nonché alla possibilità di programmarne il rilancio attraverso un tavolo tecnico che si occupi di stilare un calendario di eventi e manifestazioni culturali in vista della stagione estiva».

La cantina Borbonica in realtà è solo la punta dell’iceberg di una serie di problematiche connesse ai siti storico-culturali di Partinico. Ad esempio Palazzo Ram, preda continua dei vandali, altro bene monumentale per cui sono stati spesi ben 5 milioni di euro ma che di fatto per una serie di questioni tecnico-burocratiche non ha mai aperto i battenti. Senza dimenticare anche le varie torri saracene, molte delle quali scomparse ed altre invece oramai in totale decadimento.

«Intanto – aggiunge Barretta – ci riteniamo soddisfatti di una così ampia e condivisa adesione, segno che ci sono i presupposti per una nuova stagione di ri-generazione, condivisione e partecipazione a partire da un campo, quello culturale, attorno al quale si gioca la nostra capacità di visione, all’insegna dell’amicizia civica: volere il bene della propria città significa innanzitutto imparare a volersi bene».