CULTURAPRIMO PIANO

Partinico, il mondo della cultura si spacca. Lo storico D’Asaro: «C’è chi ama solo apparire»



Si sgretola il fronte dell’associazionismo a Partinico che nei giorni scorsi aveva in modo compatto protestato davanti alla Cantina Borbonica per chiederne la riapertura e per sollecitare al Comune la valorizzazione in generale di tutti i beni culturali della città. In una lunga lettera lo storico Leonardo D’Asaro ha aspramente criticato, pur non facendo mai alcun nome in particolare, chi non ha partecipato alla due giorni di tour organizzati  dal Comune per le visite guidate alla Cantina Borbonica e alla villa “Regina Margherita” di Partinico. Lo storico senza peli sulla lingua ha puntato il dito contro quegli esponenti della cultura locale che non avrebbero dato il loro contributo, definendoli soltanto amanti delle “apparizioni”.



DI SEGUITO LA LETTERA INTEGRALE DELLO STORICO LEONARDO D’ASARO

Sabato e domenica la Real Cantina Borbonica, e domenica pomeriggio la Villa Comunale, sono rimaste aperte ed hanno permesso ad oltre un centinaio di persone di visitare due dei punti di attrazione che fanno parte del patrimonio storico e monumentale di Partinico.

L’apertura è stata voluta dai commissari straordinari che guidano il Comune di Partinico che hanno chiesto ed ottenuto la collaborazione della Pro Loco di Partinico e di Legambiente chiamati ad operare in sinergia col personale comunale.

Entrambe le manifestazioni sono state un successo sia per la perfetta organizzazione meticolosamente gestita dai dirigenti e dai soci della Pro Loco che si sono avvalsi della collaborazione della Protezione civile, sia perché le due manifestazioni hanno avuto due guide di eccezione, Leonardo D’Asaro e Dino Inghilleri.

Tutti i gruppi che hanno visitato la Real Cantina Borbonica sono stati guidati dal prof. Leonardo D’Asaro che ha illustrato le caratteristiche, i pregi architettonici e il valore storico del monumento coinvolgendo i visitatori in una emozionante scoperta di particolari sconosciuti, di notizie storiche, di soluzioni tecnologiche, delle funzioni delle singole parti del monumento.    

Lo stesso impatto emotivo ha avuto la visita della villa comunale, purtroppo in stato di abbandono. Il prof. Dino Inghilleri, dopo avere illustrato le tappe storiche che hanno portato alla realizzazione della villa, si è intrattenuto sulle presenze botaniche, sui loro pregi, sulle loro caratteristiche e sulla necessità di un intervento di riqualificazione e di risanamento di alcuni punti letteralmente infestati da arbusti inappropriati.

L’evento permette di cogliere altre interessanti informazioni: innanzi tutto l’assenza dei tanti che si qualificano come esponenti della cultura locale che hanno mostrato di essere interessati alle apparizioni, alla visibilità ossessiva ed alle polemiche strumentali. Quando è arrivato il momento di offrire collaborazione e presenza concreta costoro si sono defilati, evidentemente perché poco interessanti alla valorizzazione dei monumenti. Cultura è un termine troppo nobile per essere sprecato e per essere utilizzato solamente nella costruzione di una immagine per fini politici. Qui bisogna cominciare a sbracciarsi e a trovare quell’unitarietà che può risolvere la situazione.

Altrettando assenti sono stati alcuni organi d’informazione che hanno ignorato due eventi che potrebbero significare una svolta alla vita della città.

 

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