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Alcamo, la stangatona Tari senza nessun effetto nel 2021 e il M5S si sfilaccia ancora

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Una stangatona che, almeno per quest’anno, non avrà effetti concreti. Un milione e 400 mila euro di aumenti di costi per lo smaltimento dei rifiuti sono stati caricati quasi interamente sulle utenze non domestiche, quindi parliamo di imprese, negozi, uffici e varie altre attività. Ma questa cifra finirà, almeno per il 2021, per non pesare effettivamente sulle prossime cartelle della Tari.

Questo per effetto delle decisioni di Regione e Stato di estendere anche per il 2021 le agevolazioni tributarie agli operatori economici e ulteriori fondi specificatamente a quelle attività che per l’emergenza coronavirus hanno avuto imposto chiusure o restrizioni per un totale di 2,4 milioni di euro. Sulla base di queste condizioni il consiglio comunale ha deciso di approvare il nuovo piano tariffario, proposto dagli uffici, che alla fine ha partorito quello che viene considerato il “male minore”.

Anzitutto si è intervenuti modificando il Pef della Tari, il piano economico finanziario, cambiando la ripartizione delle spese del tributo che adesso sono state ridotte dall’80 al 60 per cento per le famiglie, mentre sale dal 20 al 40 per cento per le utenze non domestiche. In questo modo si è spostato il maggior costo della Tari di 1,4 milioni di euro esclusivamente sulle utenze non domestiche che però si vedranno azzerare i maggiori costi dagli sgravi previsti da Regione e Stato. Per cui le imprese danneggiate in via diretta dall’emergenza covid avranno una bolletta che, sebbene aumentata, viene azzerata dalle agevolazioni; quelle danneggiate indirettamente avranno una bolletta allo stesso modo gli aumenti azzerati grazie ai contributi concessi.

La maggioranza del Movimento 5 Stelle si è spaccata e alla fine solo in 8 hanno votato favorevolmente, con il sostegno dei tre consiglieri di opposizione dei movimenti Abc e Alcamo cambierà. In 6 si sono astenuti, uno solo invece il voto contrario. Così come spiegato in aula dalla dirigente Tiziana Vinci della direzione Finanziaria del Comune l’alternativa sarebbe stata la dichiarazione di squilibrio e come alternativa l’aumento indiscriminato di 3 punti percentuali di addizionale Irpef, così colpendo indistintamente tutti i cittadini.

Ma ci sarebbe stata un’aggravante: i fondi statali e regionali non possono essere destinati a rimborso di natura tributaria ma solo tariffaria e per cui, in caso di quest’ultima ipotesi, il Comune di Alcamo avrebbe rinunciato a 2,4 milioni di euro. “Senza l’approvazione di questa proposta di delibera – sottolinea l’assessore all’Ambiente, Vito Lombardo – le fasce più deboli non avrebbero potuto usufruire dell’esenzione in base all’indicatore Isee e le imprese non avrebbero potuto usufruire degli aiuti economici erogati in base alle normative nazionali e regionali in materia di covid-19”.

“I nostri consiglieri – ha detto la consigliera di Abc, Caterina Camarda – hanno mostrato, ancora una volta, di avere a cuore il solo bene della città, anteponendo questo ad ogni necessità propagandista. Si può dire lo stesso di chi non si è mai presentato in aula consiliare per poter, a cuor leggero, portare avanti la propria campagna elettorale nei prossimi mesi?”. “Ci sono stati – ha detto la consigliera comunale grillina Rosalba Puma, tra gli astenuti – tempi ristretti per l’esame oltre che un mancato coinvolgimento a monte della commissione nel monitoraggio dei costi e dell’organizzazione del servizio”.

Dal suo canto il consigliere Saverio Messana da una parte ha ammesso le difficoltà in Sicilia per lo smaltimento dei rifiuti legate alla mancanza di un numero idoneo di impianti, da cui dipende l’aumento dei costi del servizio non imputabile al Comune di Alcamo, dall’altra però ha lamentato “la responsabilità dell’amministrazione per la mancata efficienza del servizio”.

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