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Partinico e il caso Ninì Bacchi, parla Ingroia “Vittima di mafia e antimafia”

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Con un post su facebook oggi l’avvocato Antonio Ingroia, ex pm della Procura di Palermo, è intervenuto sul caso dell’imprenditore partinicese Ninì Bacchi, di cui è difensore, sotto processo in seguito all’operazione Game over con l’accusa di aver realizzato un business illecito con centri di scommesse attraverso l’appoggio della mafia.

Ieri la procura per Bacchi ha chiesto ben 20 anni di reclusione, la pena più alta tra tutti gli imputati del processo ordinario. Bacchi al contrario ha sostenuto di essere stato vittima della mafia all’epoca in cui gestiva i centri scommesse a cui non si ribellò inizialmente perché impaurito.

Sempre ieri poco prima che il pm prendesse parole per pronunciare le richieste di condanna l’imprenditore  intervenuto in aula facendo nomi e cognomi di affiliati alla mafia palermitana che lo costrinsero a pagare per non subire ritorsioni. Oggi, ritornando sulla questione, Ingroia parla del suo assistito e del caso che lo riguarda sostenendo che Bacchi sarebbe vittima della “mafia e dell’antimafia”.

ECCO IL POST INTEGRALE DELL’AVVOCATO INGROIA

LA DOPPIA VITTIMA, PRIMA DELLA MAFIA, POI DELL’ANTIMAFIA

Succedono cose strane nel Palazzo di Giustizia di Palermo. Succede, ad esempio, che un affermato imprenditore di Partinico, Benedetto Bacchi, finito stritolato dalla mafia palermitana del pizzo, per paura delle ritorsioni tace per anni e siccome scende a patti con la mafia, sempre da vittima che paga il pizzo, viene però scambiato dalla Giustizia per un complice della mafia e perciò viene arrestato e viene tenuto in carcere per 3 anni e mezzo. Durante il processo, la sua difesa (Studio Legale Ingroia con l’avv. Antonio Maltese) dimostra il clamoroso errore giudiziario, ma la Procura di Palermo non si dà per vinta e, pur di non ammettere l’errore, insiste. Nel frattempo, Bacchi si ammala di una grave depressione psichica che lo porta a rischio di suicidio in carcere, ragione per cui, sulla scorta di una superperizia psichiatrica disposta dal Tribunale, Bacchi viene scarcerato e ammesso agli arresti domiciliari per potersi curare con la sua famiglia.

Tornato a casa, Bacchi si rinfranca, si prende coraggio e per la prima volta accusa i suoi estorsori, facendo nomi e cognomi dei suoi aguzzini, e fra i nomi ci sono anche nomi “pesanti” della “mafia che conta”, diventando a tutti gli effetti un uomo di Giustizia, e non certo di mafia. E la Procura che fa? Risponde dicendo che “è troppo tardi”, che Bacchi avrebbe dovuto fare quelle dichiarazioni molto prima, e ancora addirittura che avere reso queste dichiarazioni in pubblico dibattimento è un favore ai mafiosi e un danno alle potenziali indagini della Procura! Incredibile ma vero! Non basta: per punirlo rincara la dose chiedendo la condanna a 20 anni di reclusione !!!

Ma dove siamo arrivati?!? Questo è il modo per incoraggiare gli imprenditori a prendere le distanze dalla mafia? Questa è la maniera per aiutare gli “indecisi” a superare ogni remora e denunciare le estorsioni subite? Punire chi ha taciuto come fosse un complice?!?

Intanto, Benedetto Bacchi e i suoi familiari da ieri rischiano la vita, lo Stato li ha abbandonati a sé stessi e nessuno li sta proteggendo con una sufficienza davvero impressionante e preoccupante. Questo è il modo migliore per contrastare la mafia? Se si continua su questa strada è difficile sostenere che “la legalità conviene” come tutti dichiariamo da anni. Perché sia conveniente stare dalla parte della legalità e dello Stato, lo Stato deve dimostrare di esserne all’altezza. Attendiamo e speriamo che venga da qualche Istituzione dello Stato un cenno di presenza e di attenzione. Perché in questa vicenda, come in tante altre, lo Stato ha tanto da farsi perdonare.

Avv. Antonio Ingroia, ex PM antimafia, ma antimafia sempre.

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