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Partinico, non torna in carcere Ninì Bacchi Tribunale riesame respinge ricorso della Procura



Ninì Bacchi non torna in carcere. Il tribunale del riesame di Palermo ha respinto il ricorso dei pubblici ministeri Andrea Fusco e Giovanni Antoci che avevano presentato appello contro la decisione della IV sezione del tribunale di Palermo che nel luglio scorso aveva disposto la scarcerazione dell’imprenditore partinicese per “incompatibilità con il regime carcerario” a causa delle sue condizioni di salute.



Dunque Bacchi evita di finire dietro le sbarre a conclusione di un lunghissimo tira e molla tra i suoi legali, Antonio Maltese e Antonio Ingroia, e le varie autorità giudiziarie che si sono espresse sulle condizioni psico-fisiche dell’uomo. Solo due mesi fa, in seguito a una serie di richieste cadute nel vuoto, l’imprenditore aveva ottenuto la scarcerazione dopo due anni e mezzo di detenzione.

Ingroia e Maltese avevano nel tempo insistito circa le condizioni incompatibili del loro assistito con il carcere, evidenziando una forma acuta di depressione che era maturata nel corso della detenzione di Bacchi. L’imprenditore era stato arrestato all’alba dell’1 febbraio del 2018 nel blitz della squadra mobile nell’ambito dell’operazione “Game over” che aveva portato alle misure cautelari di una cinquantina di persone.

Lo scenario era stato quello di una rete di imprenditori e commercianti in affari con Cosa nostra per la gestione del business delle slot machine e delle scommesse. Dalle indagini era emerso il sistema con cui i due capi, Antonio Lo Baido e, appunto, Ninì Bacchi (che gestivano il bookmaker maltese B2875) stringevano accordi con i capi delle associazioni criminali dei quartieri di Palermo, che secondo la Procura avrebbero imposto le loro imprese quali unici soggetti legittimati a gestire videopoker e scommesse online.

Proprio tre giorni fa la Procura ha formulato la richiesta di pena per l’imprenditore a 20 anni su cui il tribunale dovrà pronunciarsi. Al contrario i legali di Bacchi hanno sempre sostenuto la tesi opposta, e cioè che Bacchi fosse vittima della mafia e che “la sua unica colpa” fosse stata quella di non aver denunciato le pressioni subite per paura di possibili ritorsioni a lui e alla sua famiglia.

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