Home ENTI LOCALI Alcamo, revoca appalto D’Angelo. Il Tar da ragione al Comune “Gravi violazioni”

Alcamo, revoca appalto D’Angelo. Il Tar da ragione al Comune “Gravi violazioni”

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Salvo il nuovo appalto di smaltimento della frazione umida dei rifiuti ad Alcamo e “consacrata” la correttezza degli uffici comunali di Alcamo nel revocare nell’agosto scorso questo appalto all’originaria ditta aggiudicataria. La terza sezione del Tar di Palermo respinge il ricorso della ditta D’Angelo su tutta la linea: quelle “gravi violazioni” accertate dall’ente locale alcamese sono state confermate dal tribunale amministrativo che quindi considerando “pacifico” l’accertamento dei tributi non pagati per grossi importi, oltre 300 mila euro.

Proprio per questa enorme evasione tributaria di Imu il Comune aveva deciso di revocare l’appalto alla D’Angelo Vincenzo srl, in persona dell’omonimo legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Ferdinando Giannilivigni e Giovanni Lentini. A difendere invece le ragioni del Comune gli avvocati Silvana Maria Calvaruso e Salvatore Bonghi.

La ditta aveva chiesto l’annullamento dell’avvio procedimento di revoca dell’appalto, di tutti gli atti consequenziali e anche della determina dirigenziale dello scorso 24 settembre con cui si è affidato il servizio alla Eco Consul srl, ditta seconda classificata all’epoca nell’appalto del servizio di “trasporto e trasbordo o conferimento di rifiuti biodegradabili provenienti dalla raccolta differenziata porta a porta per 12 mesi”.

Gli uffici avevano accertato “violazioni gravi, definitivamente accertate in materia di tributi locali” pari a 347.880,97 euro complessive. Con le nuove norme questo è motivo di sospensione dell’appalto. La ditta D’Angelo ha invece rappresentato l’errata interpretazione normativa e vari altri cavilli legati a mancati accertamenti dei tributi o a procedure di accertamento e notifica, a suo dire, errate.

Il Tar ha definito il ricorso “non fondato”, confermando il “carattere della gravità” considerata la cifra dell’evasione. La ditta è stata anche condannata al pagamento delle spese di giudizio pari a oltre 3 mila euro.

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