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Partinico, la mafia scacciata dal palazzo di città, la conferma dopo la sentenza sugli incandidabili



Semmai ce ne fosse ulteriore bisogno, la sentenza emessa dal tribunale civile di Palermo sugli incandidabili a Partinico conferma una volta di più che dentro il palazzo di città c’era più che una semplice ombra della mafia. Altro che “sospette infiltrazioni mafiose”, a Partinico prima del sacrosanto (e provvidenziale aggiungerei) scioglimento per infiltrazioni mafiose del luglio del 2020, nelle stanze del Comune c’era l’ingombrante peso della mafia locale.



La pronuncia della I sezione civile ha sostanzialmente confermato quanto era emerso nel corso dell’ispezione prefettizia. In quelle stanze aleggiavano figure ingombranti di pezzi da novanta della mafia partinicese  che, in qualche modo, avevano una loro rappresentanza. E dunque anche un “peso specifico” anche in determinati tentativi di inquinare e indirizzare la vita politico-amministrativa.

C’era ad esempio l’amico intimo di Antonino “Nino” Primavera, considerato uomo d’onore della famiglia di Partinico, il quale si sarebbe interessato alla nomina a presidente del consiglio comunale. E poi anche chi avevi rapporti con Giovan Battista Tagliavia, noto pregiudicato per associazione mafiosa.

E poi si parla anche di legami con Nunzio Cassarà, condannato per associazione mafiosa, ed ancora Antonino Nania e Giuseppe Tola, il primo mafioso di rango e il secondo organico a cosa nostra, i quali addirittura conversavano e sostenevano di avere un amministratore “ a disposizione”.

Intanto si fa piazza pulita in vista delle prossime amministrative di autunno, e per Partinico si comincia finalmente a respirare un po’ più di aria pulita.

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