ENTI LOCALI

Venti di guerra in Ucraina, dalla Sicilia messaggi di pace dalle istituzioni



La guerra in Ucraina preoccupa seriamente anche l’Italia e la Sicilia per le conseguenze che ne deriverebbero. In questo contesto c’è la presa di posizione simbolica del Comune di Palermo e dell’ex Provincia che hanno deciso di esporre in tutte le sedi istituzionali dei due enti la bandiera della pace. Quindi la bandiera da questa mattina svetta a Palazzo delle Aquile, a Palazzo Comitini e nelle altre sedi distaccate comunali di Palermo.



L’iniziativa, fortemente voluta dal sindaco Leoluca Orlando, d’intesa con la Consulta della pace, è un invito al dialogo contro ogni violenza e contro la guerra che in queste ore minaccia il territorio ucraino e la comunità internazionale. In questo modo si vuole anche esprimere, inoltre, la condanna per il grave attacco militare da parte della Russia.

Già nei giorni scorsi il sindaco Leoluca Orlando aveva inviato una lettera di sostegno al primo cittadino di Mariupol, città che si trova vicino al confine russo sulla linea del fronte della crisi Ucraina-Russia. “Da Palermo parte un forte richiamo al valore della pace, del dialogo tra i popoli, contro ogni forma di conflitto e di violenza – afferma Orlando -. Un’iniziativa che condanna l’aggressione militare da parte della Russia che costituisce un attacco gravissimo al cuore di tutta l’Europa. In questo momento di grande tensione e preoccupazione esprimo la mia vicinanza e solidarietà a tutti gli ucraini che vivono in città”.

La crisi tra i due Stati è esplosa dopo le rivendicazioni della Russia di voler annettere ai propri confini le città di Donetsk e Luganks, al confine con il territorio ucraino. Intanto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio è intervenuto ieri in Senato per informare sulla crisi ucraina. Di Maio ha detto che il governo “ha espresso pubblicamente la più ferma condanna” della decisione di Vladimir Putin di riconoscere l’indipendenza delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk “in quanto questo passo costituisce un grave ostacolo per la ricerca di una soluzione diplomatica alla gravissima crisi in corso”.

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