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Partinico, mafia e scommesse, non pagano i risarcimenti, Comune batte cassa



Neanche dopo la diffida hanno provveduto a pagare quanto dovuto in seguito alla condanna in primo grado e secondo grado. Ed il Comune di Partinico torna alla carica e avvia una procedura esecutiva nominando un legale di fiducia. Sotto torchio gli imputati nell’ambito del processo scaturito dall’operazione “Game over” che vide Partinico al centro di un’inchiesta in cui si sono intrecciati interessi mafiosi e centri scommesse. I commissari straordinari prefettizi dell’ente locale hanno deliberato di recuperare coattivamente il risarcimento danni che è stato stabilito dal tribunale di Palermo in abbreviato.



Si tratta di 15 mila euro a testa che dovranno liquidare Antonio Lo Baido, Francesco Nania, Gerardo Antonio Orvieto Guagliardo, Antonino Pizzo, Benedetto Sgroi, tutti condannati in solido tra loro a risarcire le parti civili, tra cui per l’appunto il Comune di Partinico. Gli imputati erano stati accusati a vario titolo dei reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, riciclaggio, raccolta abusiva di scommesse, truffa ai danni dello Stato, reimpiego e intestazione fittizia di beni e traffico di stupefacenti.

“Il controllo mafioso del territorio, al di là dell’allocazione dei singoli reati, – sostengono i commissari straordinari prefettizi del Comune nella delibera con cui avviano le procedure di recupero delle somme – arreca un grave danno diffuso alle attività economiche, alla libertà delle imprese e del lavoro e riduce gli spazi di democrazia partecipata e rappresentativa in tutto il comprensorio”.

Già nel settembre del 2021 l’ufficio Contenzioso del municipio aveva provveduto a diffidare i condannati al pagamento in solido tra loro della somma dovuta ma ad oggi non hanno provveduto ad alcuna liquidazione. Per quanto concerne le condanne Nania ebbe 12 anni e 4 mesi, considerato il braccio destro del presunto capo di questo sistema criminale, l’imprenditore di Partinico Ninì Bacchi imputato nel processo ordinario; Lo Baido 11 anni e 8 mesi; Guagliardo 8 anni e un mese; Pizzo 12 anni e 4 mesi; infine Sgroi 11 anni e 7 mesi.

In base alla ricostruzione dell’accusa, sostenuta dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Amelia Luise e Francesco Gualtieri, Bacchi sarebbe riuscito, grazie ai suoi appoggi in Cosa nostra, ad imporre una sorta di monopolio nel settore delle scommesse, tanto che erano state sequestrate circa 40 sale, fatturando un milione di euro al mese e lasciando una fetta dell’incasso ai boss.

Sarebbe stato in grado di costruirsi una rete di fiancheggiatori molto vasta che lo avrebbero supportato in questa sua escalation, tra cui gli imputati partinicesi. Bacchi, che in primo grado ha avuto la pena più alta, 18 anni di reclusione, al contrario si è sempre difeso sostenendo attraverso i suoi legali Antonio Ingroia e Antonio Maltese, di essere stato vittima della mafia, taglieggiato e minacciato. La tesi difensiva è stata sempre impostata sul fatto che le intercettazioni sarebbero state mal interpretate dalla Procura.

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