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Alcamo, Comune non dovrà pagare spese legali al suo ex segretario generale



Il Comune di Alcamo non dovrà pagare le spese legali del suo ex segretario generale Cristofaro Ricupati. Così ha stabilito la corte d’appello della sezione lavoro di Palermo che ha confermato il giudizio di primo grado in seguito ad un ricorso che fu avanzato da Ricupati per una vicenda giudiziaria che lo coinvolse quando appunto ricopriva il ruolo di segretario generale del municipio alcamese.  In pratica venne denunciato penalmente da un dirigente comunale per l’ipotesi di abuso d’ufficio per avere percepito l’indennità di risultato negli anni 2014 e 2015 senza la necessaria preventiva valutazione dell’organismo preposto, vale a dire l’Oiv.



Ricupati però su tale vicenda venne scagionato e la sua posizione archiviata dalla Procura. Per questo chiese al Comune il rimborso delle spese legali sostenute, per quasi 6.500 euro, sostenute per la difesa tecnica durante il procedimento penale. Il Comune si oppose sostenendo di non essere stata informata preventivamente del caso giudiziario e che in tal senso Ricupati avesse già diversi mesi prima nominato un proprio legale di fiducia, non dando quindi la possibilità all’ente di concertare la nomina legale.

Inoltre sempre in primo grado fu sostenuto anche un “conflitto di interessi” dal momento che l’ex segretario non avrebbe per l’appunto informato tempestivamente il municipio di questo procedimento penale a suo carico. In quest’ultima sentenza è stato sostenuto che l’appello è infondato. Il giudice ha confermato infatti il “conflitto di interessi” in quanto l’indagato ha l’onere di informare tempestivamente l’amministrazione della pendenza del procedimento “allo scopo metterla in condizione di valutare l’opportunità di nominare un difensore di comune gradimento”.

Inoltre ad essere stato precisato è un passaggio legato alla pronuncia di archiviazione nei confronti di Ricupati. Se da una parte il giudice ha escluso il connotato di reato ha di contro evidenziato che le condotte denunciate avevano rilevanza di carattere amministrativo, la cui eventuale illegittimità poteva essere fatta valere davanti alla giurisdizione amministrativa.

“Il che – secondo la corte d’appello – ha perpetuato la rilevanza della condotta omissiva del funzionario consistente nel tacere dell’esistenza del procedimento penale, così da frustrare l’interesse pubblico rispetto alle scelte difensive da assumere, fossero anche soltanto dirette a smarcare la posizione della pubblica amministrazione da quella del pubblico funzionario”. Nell’emettere sentenza Ricupati è stato condannato a rifondere al Comune le spese legali pari a 2.400 euro oltre a varie spese accessorie.

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