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Partinico, il disastro della gestione pre-commissariale, le bacchettate della commissione antimafia



Misure non idonee nella realtà a contrastare le infiltrazioni mafiose, poca trasparenza per il cittadino, bilanci privi di attendibilità, correttezza, congruità e coerenza; persino ritardi elefantiaci nei pagamenti ai fornitori. E’ lo spaccato che emerge dalle condizioni in cui versava il Comune di Partinico prima del suo scioglimento per mafia, avvenuto nel luglio del 2020. Ad appurarlo la commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie del Senato della Repubblica nella sua ultima relazione che si è concentrata sulle misure adottate dagli enti locali per la prevenzione della corruzione e sulla trasparenza nei Comuni sciolti per mafia.



Il presidente della commissione, Nicola Morra, ad esempio esordisce evidenziando che a Partinico gli uffici comunali avevano asserito di aver “individuato misure ulteriori per neutralizzare o almeno limitare il rischio di corruzione e comunque le infiltrazioni della criminalità organizzata”. In realtà misure che vengono oggi considerate di “cartone” considerando che nel luglio del 2020 arrivava lo scioglimento per mafia.

Di male in peggio quando viene citato il sito internet istituzionale, il cui “cuore informativo” dovrebbe essere la sezione “Amministrazione trasparente”, con il passaggio dal vecchio al nuovo sito ristrutturato: “Il risultato di questa operazione – si legge nella relazione – è in molti casi la perdita o la difficoltà di reperire le informazioni pregresse”.

Ad essere stato assente persino l’indirizzo di posta elettronica del responsabile dell’anticorruzione, ruolo ricoperto a Partinico dal segretario generale, cosa che ha finito per limitare la possibilità di interazione con i cittadini. Terribile poi il dato di pagamento ai fornitori che secondo norma dovrebbe essere di 30 giorni: a Partinico addirittura si sono sforati in media i 200 giorni. Stangata anche per quanto concerne l’analisi dei bilanci di previsione in periodo pre-commissariale.

Nel citare anche Partinico, la commissione parlamentare parla di manovre finanziarie “spesso carenti e in ritardo, prive di attendibilità, correttezza, congruità e coerenza, così impedendo che i revisori dei conti e la corte dei conti, ciascuno per la parte di propria competenza, effettuino i dovuti controlli. Alle carenze riscontrate nella tenuta della documentazione contabile si affiancano omissioni anche sotto il profilo della trasparenza e della doverosa pubblicazione”.

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