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Partinico, il caso gettonopoli finisce in tribunale, fissata udienza per stabilire cause e responsabilità



Il caso gettonopoli a Partinico sarà dipanato dal tribunale civile. Per l’esattezza sarà la V sezione di Palermo che dovrà pronunciarsi su una vicenda che in città fece molto discutere e che diede vita ad un vespaio di polemiche, quello dei presunti importi non dovuti ai consiglieri per tutte quelle sedute di consiglio e commissioni che andarono deserte.



In seguito all’incarico legale conferito all’avvocato di fiducia, Gaetano Callipo, il Comune oggi retto da tre commissari prefettizi, e l’Osl, l’organismo straordinario di liquidazione insediatosi dopo la dichiarazione di dissesto finanziario, ha deciso si rivolgersi ad un tribunale per dirimere la questione. Si parla di circa 174 mila euro che, secondo i calcoli, dovrebbero essere recuperati.

Udienza fissata al prossimo 11 ottobre davanti al giudice Andrea Illuminanti. Sono in tutto 45 gli ex consiglieri comunali che stanno ricevendo in questi giorni gli atti di notifica per la comparizione in tribunale e per porre in essere le loro memorie difensive. Parliamo delle “famose” indennità dei gettoni di presenza dal 2009 al 2019 dei consiglieri comunali di Partinico di cui si chiede la restituzione alle case del municipio perché elargiti indebitamente, così come aveva stabilito a suo tempo il commissario straordinario regionale Rosario Arena.

All’Osl spetteranno eventualmente le somme che verrebbero recuperate sino al 31 dicembre del 2017, anno dell’ultimo bilancio approvato prima del dissesto; dal successivo 1 gennaio 2018 e sino alla cessazione dell’attività consiliare invece spetta incassare al Comune. All’orizzonte sembra profilarsi un braccio di ferro. Il “vizio” sarebbe dovuto all’elargizione, erronea secondo il Comune, di circa 11 mila gettoni non dovuti per sedute di consiglio e commissioni andate deserte, in cui i consiglieri presenti hanno incassato i 30 euro lordi pur non avendo di fatto svolto alcuna attività per mancanza del numero legale.

Le tesi difensive sono essenzialmente due. La prima è quella che se errore c’è stato non può essere addebitato ai consiglieri in quanto le liquidazioni sono state effettuate regolarmente dagli uffici. La seconda ruota invece tutto attorno alla norma regionale del 2008 che non venne mai applicata dal Comune e che ha portato a questo scontro. Tale disposizione parla di compenso dovuto per “effettiva partecipazione”, non facendosi mai riferimento esplicitamente a indennità non dovute in caso di sedute deserte.

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