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Partinico, il “no” di Legambiente all’inceneritore “Serve ben altro”



Anche Legambiente dice “no” all’ipotesi di realizzare alla periferia di Partinico, nel Palermitano, un inceneritore. Progetto che è in istruttoria Via Vas per la valutazione dell’impatto ambientale, ai fini del rilascio del Paur. Tecnicamente di parla di una “Piattaforma polifunzionale di trattamento rifiuti solidi speciali e non” che dovrebbe nascere nell’agglomerato industriale contrada Sant’Anna a Partinico. Il progetto prevede il trattamento di oltre 190 mila tonnellate annui di rifiuti solidi non pericolosi e pericolosi, con una linea dedicata all’incenerimento di parte dei rifiuti ricevuti e trattati in piattaforma. L’impianto in questione, dall’esame del progetto secondo Legambiente Sicilia, non svolgerebbe di fatto alcuna funzione utile alla gestione dell’emergenza dei rifiuti e, soprattutto, non si inserisce tra quegli impianti utili al recupero e al riciclo a servizio della raccolta differenziata e dell’economia circolare e, di certo, non contribuisce alla riduzione delle emissioni CO2 e al contrasto dei cambiamenti climatici.



Secondo l’associazione ambientalista sarebbero ben altri gli impianti che occorrono al territorio partinicese e ai comuni limitrofi, che in questi anni stanno facendo passi avanti nella raccolta differenziata, sfiorando in diversi centri anche il 75% di raccolta differenziata. Eppure, ad oggi, sono del tutto sprovvisti di impianti a servizio proprio del recupero e del riciclo, come quelli di biodigestione anerobica per produrre biometano e compost, o impianti di trattamento e riciclo delle apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee) da cui recuperare le terre rare, o pannolini usa getta da cui ricavare cellulosa, o altri impianti per il riciclo di plastica, carta, vetro, metalli e legno.

Dopo il via libera lanciato dal governo regionale di Nello Musumeci per la realizzazione di due inceneritori che dovrebbero bruciare oltre 900.000 tonnellate all’anno, pari al 50% dei rifiuti urbani complessivamente prodotti nella nostra regione, sembrerebbe che qualche imprenditore del settore si stia muovendo in questo ambito, con progetti per il trattamento dei rifiuti che ne prevedono anche l’incenerimento. “Siamo ben lontani dall’uscire dall’emergenza se si continua solo a proporre come soluzione di breve e lungo periodo la realizzazione di inceneritori o l’ampliamento di vecchie discariche – dichiara Tommaso Castronovo, responsabile Rifiuti ed Economia Circolare di Legambiente Sicilia -. Non solo si aggrava sempre di più la gestione dei rifiuti per molti Comuni, così come le tasche dei siciliani, ma si rinvia sine die il raggiungimento degli obiettivi selettivi di riciclo previsti dall’economia circolare, mortificando gli sforzi che in questa direzione stanno compiendo i molti comuni, i milioni di siciliani e, quella sana imprenditoria che in questo settore sta investendo”.

“Partinico, la sua piana, una ricchezza sottovalutata e nei decenni stuprata da barbarie di ogni genere: dall’inquinamento atmosferico e idrico a quello dei rifiuti, dall’abbandono culturale all’abbandono sociale. Ma negli ultimi anni qualcosa sta cambiando – dichiara Maria Teresa Noto, presidente del Circolo Legambiente Partinico Gino Scasso -, si sta riscoprendo il senso civico, sorgono nuove e innovative realtà imprenditoriali, vengono convertite al bio sempre più produzioni agricole. Ma ora piomba sul territorio una nuova ipotesi progettuale che ha creato ansie e dubbi. Nel nostro comprensorio solo da poco tempo si è intrapresa una seria raccolta differenziata e non si comprende, oggi, la necessità di un impianto la cui logica è superata dalle linee guida più evolute in materia ambientale”.

“Siamo speranzosi – continua la presidente di Legambiente partinicese – che l’annoso problema dell’abbandono dei rifiuti, soprattutto di origine urbana, venga risolto con soluzioni giuste che prevedano anche la realizzazione di impianti locali di trattamento rifiuti ‘differenziati’. Come circolo siamo in dovere di fare la nostra parte, sostenendo la raccolta differenziata spinta con campagne, formazione ed educazione all’ambiente, e invitando le amministrazioni comunali ad adottare sistemi di tariffazione puntuale in grado di incentivare il cittadino a differenziare e smaltire i rifiuti in modo corretto, riducendo al massimo la produzione di residuale secco e, non per ultimo, invitando chi di competenza ai controlli e, se è il caso, alle sanzioni”.

 

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