“Una decisione profondamente ingiusta”. Così Antonina Bertolino, titolare della storica distilleria di Partinico, commenta la delibera con cui il Comune ha imposto all’azienda la cessazione definitiva delle attività nel sito di viale dei Platani entro il 30 aprile 2026. “A noi il provvedimento non è stato ancora notificato – precisa – posso quindi dire poco. Ma quel che è certo è che qui a Partinico non si vuole il lavoro. La nostra distilleria è la principale realtà produttiva della città, dà occupazione diretta e alimenta un importante indotto. Eppure sembra non interessare a nessuno”.
Le parole della Bertolino arrivano all’indomani della delibera approvata dalla giunta comunale, che mette fine a oltre un decennio di attese e tira dritto verso la delocalizzazione dell’impianto di viale dei Platani. Entro un anno dall’interruzione delle attività, e dunque entro il 30 aprile 2027, l’area dovrà essere anche bonificata e resa compatibile con la nuova destinazione urbanistica, che prevede la realizzazione di abitazioni e servizi.
Il sindaco Pietro Rao ha giustificato la decisione con parole dure: “Il tempo è abbondantemente scaduto. Il Comune ha fatto tutto quanto promesso, approvando varianti urbanistiche, predisponendo allacci idrici e autorizzando il cambio di destinazione d’uso. Ma dall’azienda non è arrivata alcuna risposta concreta. Solo ritardi e rinvii”.
La distilleria, dal canto suo, respinge le accuse di immobilismo: “Stiamo parlando di un’industria complessa – spiega Antonina Bertolino – per trasferirla servono tempo e adempimenti tecnici non indifferenti. Nel frattempo sono cambiate anche le normative, che impongono nuove prescrizioni. Non è una questione di volontà, ma di tempi tecnici e di rispetto delle nuove leggi”.
Il Comune di Partinico, intanto, ha diffidato formalmente la Bertolino, imponendo la presentazione di un cronoprogramma dettagliato. E non esclude azioni legali, comprese richieste di risarcimento danni e la revoca di eventuali titoli edilizi.
Per Partinico, questa potrebbe essere l’occasione per voltare pagina dopo anni di proteste da parte dei cittadini, preoccupati per l’impatto ambientale di un impianto considerato insalubre di prima classe. Ma il braccio di ferro tra amministrazione e azienda è tutt’altro che chiuso. E il futuro della distilleria, così come quello di decine di lavoratori, resta ancora appeso a un filo.


